Gli zulù vanno alle giostre (5)

Puntate precedenti (1,2,3,4)
Cosa c’è di più odioso, rivoltante, finto, superfluo, insopportabile, repellente, noioso, stupido, banale, inutile, dei balli latino americani? È il Vinicio-pensiero nel momento in cui mettono piede al Martinica, finto locale alla moda, covo di disperati ultratrentenni.
Forse, è la risposta, certi annunci per incontri che ogni tanto gli capita di leggere, in cui le ragazze per descriversi aggiungono inevitabilmente l’aggettivo “solare” alle loro caratteristiche.
Che stracazzo vuol dire solare?
Che passi costantemente le giornate nella pubblicità di un gelato?
Che ti ingolfi di raggi uva fino allo svenimento?
Che sei un adoratore di Osiride?
“Qualcuno mi spieghi che cazzo vuol dire solare, vi prego” pensa Vinicio Viso Pallido, mentre della musicaccia finta allegra gli bombarda incessantemente le orecchie.
Cosa c’è di più adorabile, invitante, stupendo, bello, fantastico, desiderabile, attraente, arrapante, di una pista invasa da decine di tette ballanti? È il Matteo-pensiero nello momento stesso in cui mette piede nel locale. Per lui è un enorme lago in cui immergersi a far pesca. È armato, lo sa.
Ci si tuffa nel tempo di un saluto, era già li dentro da tempo, dal momento stesso in cui aveva pronunciato la parola magica Martinica. Il tempo di pochi passi ed è già sulla prima preda.
La caccia ha inizio.
Il Tizio che è con loro sta sulle sue. Non parla, non balla, non si agita. Sembra non essere nemmeno lì. All’apparenza guarda, ma è solo un’apparenza. Fuma, solitario.
Il Tizio-pensiero è un mistero irrisolto.
Vinicio Scazzato compie il rito: gira il locale in tutta la sua estensione, ricerca disperatamente qualche volto noto, si ferma a bordo pista cercando di frenare l’imbarazzo tipico di chi guarda e basta. Vede Laura Puttana in tre capigliature, riconosce le sue forme in quattro diversi corpi danzanti e prevede come sarà in almeno due volti invecchiati. La immagina ridente, ballante, avvinghiata a corpi senza volto, lasciva, laida. Solare.
I suoi pensieri sono entità autonome che vedono film porno, protagonista Laura Troia. Niente tagli, niente sfumature: in tutte le scene frasi e suoni già sentiti in precedenti doppiaggi. La camera primopiana sul volto. Stop. Buona la prima.
A fine riprese Vinicio Sconfitta si dirige verso un angolo bar, non c’è coda, prende birra, si siede al bancone, beve. Per fortuna è andato nel bar più distante, la torma è distante, la musicaccia qui a malapena arriva.
Pensieri forse stupidi rinascono dal nulla: chissà se farà freddo in Patagonia in questa stagione.
“Tutto bene?”
La voce arriva da una montagna di riccioli neri oltre il bancone.
Vinicio Pensieroso ci impiega per rispondere il tempo che ci vuole a sentirsi ripetere la frase: “Tutto bene, certo” è quello che gli esce di bocca, con la mente che corre alla domanda del perché si risponde sempre tutto bene quando invece non va un cazzo bene.
Il cast ancora in lui vorrebbe partire e dare spiegazioni ma è messo al silenzio da una frase inattesa: “Ti capisco, anche per me non è stata una bella giornata”.
La frase l’ha detta -qual è il nome sul cartellino proprio sopra il seno?- Claudia.
Vinicio Sorpresa finalmente vede qualcuno di là: i riccioli neri le scendono bene sulle spalle e il volto, beh il volto all’apparenza non è di chi può dire una frase del genere, ma è bello, comunque.
“Mio Dio, si vede così tanto?” è tutto quello che riesce a dire Vinicio Imbarazzo.
“No, non si vede così tanto”, dice Claudia Salvezza, “è che ho una certa esperienza.”
“Te ne capitano tanti?”
“No, mi basta averne uno in casa” risponde sorridendo mentre lavasciuga.
La risposta di Vinicio è un altro sorriso, e mentre sorride pensa “sto sorridendo” e mentre pensa “sto sorridendo” gli viene ancora più da sorridere pensando a Laura Giudice che gli dice che non sa sorridere.
Qualcuno si avvicina e rompe l’incanto, ordinando un banale coca e avana. Claudia si sporge oltre il bancone e prende lo scontrino, il sorriso di lei non c’è più, Vinni fa durare il suo ancora un po’.
Alle sue orecchie arriva musica più gradevole e per la prima volta sente il sapore della birra che beve. Il cast di attori e tecnici nella Terra del Fuoco cerca disperatamente di intervenire. Il girato si mette in moto da solo, ma quello che si vede è solo una sconfinata distesa bianca di neve silenzio e nuvole.
Sì, forse è freddo in Patagonia.
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Gli zulù vanno alle giostre (4) – Wild Bill

Mi sveglio di soprassalto che è buio e per un attimo penso sia di nuovo mattina, l’immagine della fabbrica mi arriva disgustosa come al solito, poi realizzo di essere sul divano e dopo un rapido sguardo all’orologio sul muro che sono le otto e mezzo di sera. Resto per qualche secondo a pensare a quanto avrò dormito, quasi cinque ore, poi distendo il braccio alla ricerca dell’interruttore. La luce mi fa chiudere gli occhi per un secondo, quindi accendo una sigaretta e mi risdraio, mano sinistra dietro la nuca, destra con cicca sul petto.
Guardo il fumo della sigaretta disegnare fili nell’aria e mi ci perdo dietro: ne seguo il viaggio verso l’alto, dapprima liscio e spesso poi sempre più tortuoso ed evanescente, fino a confondersi con l’aria.
Aspiro una nota, ne seguo mentalmente il cammino verso i polmoni incatramati, ne immagino la sofferenza e ho pietà di loro e poi di me. Penso che al lavoro questa mattina (primo turno, sei-quattordici) ho fumato troppo, domani ne fumerò di meno, ma poi ripenso a tutte le volte in cui mi sono ripromesso la stessa cosa e il conto non torna.
(Immagine di capelli lunghi neri, forse i suoi forse no, ma non voglio pensarci, non ora).
Alzo la mano insigarettata e ne proietto l’ombra contro la parete, provo a trasformarla in qualcosa di riconoscibile ma ne ricavo solo una macchia nera priva di significato. Mai stato capace di fare le ombre cinesi, mai stato capace di fare un sacco di cose.
(Immagine di capelli lunghi e ricci e neri che si adagiano su una schiena nuda, forse la sua, meglio pensare di no).
Spengo la sigaretta torturandone il filtro nel posacenere pieno dei cadaveri delle sue compagne, quante ne avrò uccise fino ad ora? Dovrei alzarmi per uscire, in un attimo mi attraversa la mente il pensiero che devo andare all’appuntamento con Capelli Lisci Neri e contemporaneamente che non ne ho nessuna voglia, sono comodo e pigro, sto ancora un poco mi dico, chiudo gli occhi. Penso che sono proprio pigro. Provo ad immaginare che faccia potrebbe avere Ozio padre dei Vizi, morta di sonno probabilmente, ma non riesco a definirne i tratti, la faccia di Apatia invece la riconosco benissimo, sono mesi che incrocio i suoi occhi incavati e spenti, che vedo il suo volto sciatto, che sento la sua voce dimessa. Morte avrà un volto come il suo?
Cerco di non pensarci, prendo il telecomando dal tavolino di fianco e accendo lo stereo. Il suono secco che esce dalle casse mi riporta indietro nel tempo (Capelli Ricci Neri, schiena nuda, forse lei, forse no, io che vedo da dietro. Movimenti, gemiti).
Ancora una volta distolgo il pensiero, mio fratello giù in basso invece continua a pensarci, sollevandosi un po’.
Mi alzo di scatto, il resto lo faccio con Capelli Ricci Schiena Nuda negli occhi: mi metto le scarpe, mi do una rapida sciacquata, indosso il giubbotto di pelle ormai consunta, prendo chiavi sigarette portafoglio, spengo tutto, esco. Che ora sarà? L’appuntamento è ai giardini per le nove. Nove e cinque e devo attraversare mezza città.
Sono in macchina, parto. Ora sono al comando dei miei settanta cavalli e percorro le strade stranamente – finalmente – sgombre. Saranno tutti a casa a guardare programmi annacqua cervelli, giochi quiz per deficienti, varietà per imbecilli, talk show per ignoranti.
Prendo mentalmente le distanze dalla massa di idioti che popola il pianeta e godo della mia superiorità mentre mi fermo a un semaforo: affianco i novanta cavalli di un cavaliere sconosciuto e ho un moto di solidarietà con il mio collega, subito spento dall’accendersi della luce verde.
Ora sfreccio per i corsi e fumo e penso e fantastico, la strada è una pista sabbiosa, i palazzi monti cespugliosi. Ignoro i rossi, apprezzo i verdi, il giallo cos’è? Mai visto semafori nella prateria (carri fermi all’incrocio, danno la precedenza a un gruppo di indiani). Sorrido per un attimo, nel mentre un cornuto mi taglia la strada, stridore di gomme, suoni di clacson, scambi verbali non proprio di cortesia.
Riparto.
Ci ho preso gusto, continuo a cavalcare dimentico della meta, non vedo sceriffi stasera ma tanto che importa, sono come Wild Bill e cavalco libero – l’immagine di Schiena Nuda è come un lampo -, sì, libero, da lei – mi vedo sorridente con i suoi occhi verdi di fronte. Stop. Cancello il pensiero e frusto i cavalli, novanta, cento all’ora, rosso, mi fermo. Riconosco il posto, a venti metri i giardini.

Due dita ticchettano sul vetro, la voce dice ciao è da un po’ che aspetto, dove sei stato.
Sono girato e le guardo i capelli lisci neri, troppo corti. Cavalcavo penso, sali le dico.
Allora? Fa lei.
Cosa? Faccio io.
Come mai sei in ritardo, fa lei.
Niente, dormivo, dico, e in mente mi scorrono piste sabbiose sole a picco e rumori di zoccoli.
Dove andiamo, chiede. E’ lo stesso, rispondo. Non so, dove vuoi, dice. Dove preferisci, dico. Poi svolto improvvisamente a destra.
Dove vai, chiede. Andiamo al pub, dico, così mangio qualcosa.
Arriviamo. Tipico pub con tavoli di legno musica irlandese birra estera cucina italiana, niente di speciale. Ordino un panino e una birra in bottiglia per me, una birra alla spina per lei.
Lei parla molto, del suo lavoro credo, non so, non la seguo. Guardo spesso il tipo seduto al tavolo di fianco e mi chiedo cosa pensi. Ha un’espressione conosciuta, qualcosa che conosco bene. Quello che può essergli successo è facilmente intuibile, mi verrebbe da dargli un consiglio ma ogni tanto Capelli Lisci di fronte dice ma sì, quello che bla bla bla. Io annuisco senza aver capito niente, perché mentre lei parla io penso, e quando penso mi estraneo, e quando mi estraneo non se ne accorge nessuno perché assumo una espressione così attenta…, attenta ai fatti miei naturalmente, ma lei mica lo sa, o meglio non ancora.
Ora nella mia mente i pensieri si rincorrono e le immagini si sovrappongono, ma ormai sono rivolti quasi esclusivamente a Capelli Ricci Schiena Nuda, la rivedo seduta di fronte a me nello stesso locale dove sono ora: è diventata Sguardo Serio e mi parla e mi rimprovera.
Un “sai Franco quello delle spedizioni” mi riporta alla realtà.
Capelli Lisci continua a parlare ed io mi rendo conto di essere completamente fuori dal suo discorso, prego che arrivino le consumazioni, che per fortuna o per grazia divina arrivano subito dopo.
Pausa. Ne approfitto per cambiare discorso e parlo io, non ricordo di che, cazzate comunque. Devo svagarmi e parlo proprio tanto, come mai nelle precedenti occasioni in cui ci siamo visti. Lei ride, buon segno mi dico.
Intanto il panino è finito, la seconda birra anche, la voglia di una sigaretta è insopportabile.
Guardo i suoi capelli lisci e neri, penso che in fondo è carina, mi vedo a letto con lei dopo averlo fatto.
Riparliamo di noi, le solite cose già dette chissà quante volte, con lei e con altre. Penso a quante volte ho già raccontato tutte quelle balle ma non mi riesce di contarle.
(Immagine di Capelli Ricci Schiena Nuda che ora è Volto Allegro e ride e scherza e si capisce che ci amiamo).
Intanto il discorso con i Capelli Lisci si sta facendo serio e mi concentro.
Mi dice sai sto bene con te. Le dico che anch’io sto bene con lei (è la settima o l’ottava volta che ripeto la scena?).
Lei riprende: sai non pensavo viste le delusioni che ho avuto in precedenza e poi l’ultima storia che mi ha lasciato come svuotata e bla bla bla e non pensavo di poter bla bla bla invece bla bla non ricordo più.
Le dico beh sai neanch’io pensavo di poter ancora bla bla mentre una voce dentro mi urla bugiardo, e invece con te bla bla bla. Torna forte alla mente l’immagine di me con Capelli Ricci Schiena Nuda che ci diciamo più o meno le stesse cose ma si ride ed io sono allegro e in più credo a quello che dico.

Ora stiamo uscendo dal pub.
Capelli Lisci si stringe a me ed io penso che è proprio carina e che in fondo non si sta poi così male assieme.
Ripercorro i corsi al contrario e parliamo ancora, un quarto d’ora venti minuti, poi le chiedo di salire da me a bere qualcosa e intanto la vedo sul divano con me proteso verso la sua bocca.
Guido fino a casa e la scena dopo siamo nel mio appartamento, sto versando due Jack e gliene porgo uno.
Siamo seduti, lei ha acceso la televisione e gioca con il telecomando.
Nello schermo una coppia discute animatamente. Un lampo in cui io e Capelli Ricci Schiena Nuda, che ora è Volto Arrabbiato, litighiamo per colpa del mio carattere stronzo mi attraversa la mente.
Capelli Lisci dice che non c’è niente di interessante, io mi dico ok allora si va. Mi protendo verso il suo collo e lo bacio, intanto la vedo già sotto di me, risalgo al lobo e sento la sua mano nei capelli, infine la sua bocca è a contatto con la mia.
Poi sono cose già fatte, vestiti che volano, qualche impaccio, mio fratello giù in basso che si alza. E poi esercizi ginnici, posizioni e gemiti, pensieri e bugie e poi capelli neri schiena nuda di nuovo ma non è la stessa, ed io dietro di nuovo ma non è lo stesso, anche se il fratello non sembra farci molto caso. In mente ritorna Volto Arrabbiato che mi urla addosso, mi offende, piange, mano che si leva, la sua, dolore sul volto, il mio. E poi Volto Arrabbiato è Schiena Vestita e si allontana, mio fratello nel presente ha un attimo di smarrimento ma si riprende, e ancora una volta arriva la pioggia, intensa come sempre, ma non è lo stesso.

Ora sono sdraiato, mano sinistra dietro la nuca, destra con cicca sul petto, i Capelli Lisci Neri sul mio ventre sonnecchiano.
Guardo il fumo della sigaretta disegnare fili nell’aria e mi ci perdo dietro.
Rivedo Schiena Vestita allontanarsi, la seguo chiamandola, la prego di restare. La schiena si torce, gli occhi sono bagnati e mi guardano, la bocca resta muta ma non c’è più bisogno che parli.
Immagine di lei e me che ridiamo. Mi chiedo che faccia potrebbe avere Rimpianto.
Spengo la sigaretta, Capelli Lisci Neri alza un poco la testa e, senza guardarmi, chiede se l’amo.
Esito un poco, poi dico sì.

Gli zulù vanno alle giostre (3)


La serata scivola via pesantemente. Nulla di importante viene detto e forse nulla c’è da dire.
Matteo Spensieratezza si alza non meno di sette volte, saluta non meno di diciotto persone, briga con almeno due, scola quattro tra medie e piccole.
Corteggia, baccaglia, complimenta senza ritegno almeno tre ragazze, si illude con una, estorce numeri di cellulari con consumata abilità, lascia il suo come se di mestiere facesse il rappresentante di se stesso. Collega il cervello solo due volte, il resto è esperienza.
Serata Proficua.
Vinicio Tristezza scioglie i nodi che ripetutamente gli si formano in gola, conta tre volte gli stuzzicadenti rovesciati sul tavolo, guarda verso l’orologio del bancone almeno dieci volte, si stupisce sei volte di come sia regolare il suo guardare l’ora.
Osserva Mats, osserva le cameriere, osserva Ricu Sorriso Stampato, osserva la sala, osserva chi entra, chi esce, chi va in bagno e chi sta seduto.
È l’Uomo che Guarda.
Guarda il suo bicchiere color giallo paglierino, collega il colore della birra a quello del piscio tutte e due le volte in cui va in bagno. Nel tragitto urta tre persone, ne riconosce forse una, parla mai.
Guarda e pensa, pensa e guarda, ma meno guarda e più pensa, e i pensieri sono tanti, Laura Rimpianto, Laura Scomparsa, Laura Santa, Laura Puttana, Laura Laida, Laura Amore, Laura Troia.
Serata di Merda.
Vinicio formula pensieri tipici di chi è stato mollato. Un intenso dialogo tra sé e sé e lei che non c’è si anima nel cervello: le frasi dette, quelle non dette, ma, soprattutto, quelle che non si è potuto dire.
Poi entrano in scena altri elementi e altri personaggi e ognuno dice la sua: è come assistere alla Domenica Sportiva , con tanto di moviola e commento tecnico. Si ripercorrono le fasi salienti dell’incontro, si rivedono le azioni più importanti, si commenta, ci si indigna, si risentono le interviste.
Vinicio fa la parte di chi alla finale di Coppa Campioni sbaglia il rigore decisivo all’ultimo minuto: testa bassa, stadio ammutolito, Laura Avversaria che corre ad abbracciare tutti e dieci i compagni esultando (troia).
Vinicio nota e pensa a cose che prima non esistevano: improvvisamente tutti quelli che stanno attorno sono in coppia. Tutti, lui escluso, hanno al fianco almeno una esponente dell’altro sesso, tutti hanno stampato in faccia la prospettiva di un qualcosa. Tutti ridono, oltretutto. Ma la cosa peggiore è non tanto vedere, quanto ascoltare, come dalla coppia maledetta al tavolo vicino:
Lei, Capelli Lisci Neri: “sai non pensavo viste le delusioni che ho avuto in precedenza e poi l’ultima storia che mi ha lasciato come svuotata e bla bla bla e non pensavo di poter bla bla bla invece bla bla”.
Lui: “Beh sai neanch’io pensavo di poter ancora bla bla e invece con te bla bla bla”.
“Stronzo mentitore” dice piano Vinicio Verità.
E via così, tra birre e moviole e coppie, con Vinicio che pensa e Mats che va e viene: la serata continua a scivolare.
Sul finire Mats Allegria propone di andare al Martinica: “Ci viene anche… coso… si insomma il tizio con cui parlavo prima”.
“E chi cazzo è?” risponde Vinicio Entusiasmo.
“Ecchissenefrega chi è! È uno.”
Vinicio alza gli occhi al soffitto con la faccia di chi pensa tutte a me.
Difatti lo pensa, non lo dice ma lo pensa e questo Mats lo sa.
Un secondo di riflessione, mani di Matteo che si appoggiano al tavolo.
Due secondi di riflessione.
“Senti Vinni” dice Mats Paterno “io capisco che hai i tuoi cazzi. La donna ti molla e tu hai i tuoi cazzi, sacrosanto, giusto, cristallino. Però non puoi pretendere che tutti abbiano i tuoi cazzi”.
Pausa studiata.
“C’è gente che vuole divertirsi qui”, dice Mats Mano sul Petto, “e che oltretutto cerca di far divertire te. Per cui, dedica se vuoi un ultimo pensiero a chi se ne è andata, e poi AL-ZA IL CU-LO!”.
Scena ferma, silenzio in studio, alla domenica sportiva il pubblico col fiato sospeso è in attesa.
Mats Attore si volta e si incammina.
Vinicio Coraggio si alza e saluta.
Il pubblico respira.
Sigla di coda.

…………………… continua …………………

Gli zulù vanno alle giostre (2)

Il Pub è il solito vecchio pub.
Ricu il proprietario è la prima mano stretta da Mats Caloroso. Seguono camerieri e avventori, in ordine sparso. Matteo Socialità saluta tutti, parla con tutti.
Vinicio detto Il Freddo quando ha i cazzi suoi non ce n’è per nessuno. Lo sguardo gira alla ricerca di qualcosa che lo tolga da lì, si sofferma su pareti e quadri e faretti e poi torna, si incanta, si abbassa. La mente scivola, la mente pensa: “ Il palco è vuoto, Vinicio Depresso torna sulla scena (applausi)”.
Il gestore del pub è uno che ci sa fare, veramente. Saluta e tratta chiunque con un certo riguardo, inoltre ha buon gusto in fatto di musica, cosa che non guasta: “Ciao belli, libera uscita stasera?” chiede.
“Macché, siamo scappati” dice Mats, poi, a bassa voce, avvicinandosi all’orecchio dell’interlocutore: “No, in realtà porto fuori il depresso qua di fianco. Sai, storie di donne”.
Entrambi guardano verso Vinicio, che, non accortosi di nulla, riperlustra con sguardo perso l’intero locale.
“E’ stato mollato?” chiede Ricu, “Dopo tutti ‘sti anni?”
“Eh già!” Sospira Mats, “storia malata, malatissima. L’amico qui è distrutto, un caso pietoso. Ma che ci vuoi fare: è la vita, no?”
E poi: “Senti, noi ci sediamo laggiù, mandaci due birre.”
Dopo di che si rivolge all’amico: “Ci sediamo?”
Vinicio Catatonico annuisce con un cenno del capo.
Nel percorso fino al tavolo Mats Allegria si ferma due volte: la prima a salutare un reduce di tempi migliori, la seconda, molto più volentieri, a salutare una amica.
Succede tutte le volte che escono assieme: per un motivo o per l’altro Vinicio si ritrova ad aspettare che l’amico finisca le sue pubbliche relazioni.
Attende pazientemente al tavolo. Da solo. Il tema dominante dei suoi pensieri è: “Chi cazzo me lo ha fatto fare di uscire stasera”. Una acceso dibattito si svolge nella sua testa, ogni aspetto di sé urla la propria scusa.
(Applausi).
Mats arriva, finalmente: “Dico ma l’hai vista? L’hai vista? Mamma mia non fosse che è già fidanzata…”
“Perché, è un problema?” chiede Vinicio.
“Certo che è un problema, che cazzo!” risponde Mats Indignato. “Mica puoi andare a metterti in mezzo a due”
“Mica tutti ragionano così”, osserva Vinicio.
“Beh, io si!” dice Mats Scaldato. “E ragionassero tutti così a quest’ora non staresti qua con me, ma con quell’altra…” . La frase è sospesa per rispetto.
Vinicio Giustificazione bofonchia: “Ma che c’entra. Succede.”
“Certo che succede. Ma non dovrebbe. Cazzo, siamo uomini o no?”
Vinicio pensa a cosa dire un istante di troppo, poi velena: “A vedere certi tuoi comportamenti non si direbbe”
“E che vuol dire?” si giustifica Mats, “Solo perché passo da un letto a un altro non significa che per me certe cose non contino. E poi guarda che quelle che mi faccio io di nome fanno Adulta Consenziente”.
L’acido dal corpo di Vinicio esce senza che se ne accorga: “Come Claudia.”
(Applausi?).
“Cristo, sei proprio un bel tipo! Quella è una storia morta e sepolta. Ero giovane e stupido. Che ci vuoi fare, bisogna imparare, no?”.
Detto questo Mats Arrabbiatura si gira verso il bancone. Lo dice piano: “Ricu, manda ‘ste cazzo di birre”, più a mandare un messaggio mentale che altro.
Chissà, forse funziona.
Il tempo tra la frase e l’arrivo delle birre è un eterno minuto in cui la moviola della mente si aziona e parte: “ecco, qui l’azione dell’uno è interrotta dal fallo veramente cattivo dell’avversario. Giusta l’ammonizione”.
Vinicio rompe il silenzio: “Senti Mats, scusami! Non dovevo rivangare quella storia. E poi hai ragione: è morta e sepolta”.
Mats Il Turco accende un’altra sigaretta. Poggia i gomiti sul tavolino. Guarda Vinicio e ogni tanto tira una boccata.
E poi lentamente, solennemente, dice: “Tu sei uno stronzo!”.
(Applausi!).
……………………continua……………………………

Gli zulù vanno alle giostre (1)



La macchina odora di polvere non tolta e di sigarette fumate.
Matteo detto Mats guida rilassato lungo le solite strade. Al fianco Vinicio detto Vinni gioca nervoso con un accendino.
Mats calcola mentalmente: Dunque….Ho questa macchina da otto anni…fumo in media venticinque sigarette al giorno, di cui almeno cinque o sei in macchina…ma facciamo pure sette! Per cui sono sette al giorno per trecentosessantacinque giorni l’anno che fanno…fanno…più o meno duemila, no di più, facciamo cifra tonda, duemilacinquecento. Per otto anni sono ventimila sigarette, senza contare quelle che fumano gli altri. Quindi trentamila, via, trentamila sigarette bruciate in un ambiente d’otto metri cubi.
“Roba da non comprare più le sigarette e farsi la giusta dose di nicotina leccando i vetri della macchina”, dice all’amico.
L’altro si gira di scatto, lo guarda interdetto, non risponde.
“Cioè, capisci, trentamila sigarette.”
“Ma che cazzo dici?” finalmente sbotta Vinicio.
“Scusa, è che stavo calcolando quante….”
“Sì. L’ ho capito”, lo interrompe, “ma non puoi pretendere che uno conosca sempre i tuoi pensieri. Stupidi, oltretutto”.
Mats volta la testa giusto un attimo.
Le ruote girano, gli occhi di Vinicio addosso.
“Trentamila sigarette!”
Vinicio torna al suo accendino.
Odore di gas.
Matteo guida.
“Insomma, che c’hai stasera?”
“Niente, non ho niente. E’ solo che sono stufo dei tuoi conteggi. E quanti dischi hai comprato, e quanta birra hai bevuto, quanta piscia hai fatto….”
“Oh, quello è un calcolo sconvolgente. Uno mica si rende conto di quanti litri…”
“A che servono?”, lo interrompe Vinicio Alterato, “Voglio dire, a che ti serve contare quante sigarette hai fumato finora?”
“Non finora, solo in questa macchina” precisa Matteo.
“ E a chi interessa, che ti frega sapere quante qui e quante sulla tazza del cesso, tanto le hai fumate e non per questo ne fumi di meno”.
Fermi. Allo stop.
“Siamo nervosi stasera, eh?”
Odore di gas.
“Pensa, ho letto su una rivista che la gente in media trascorre nervosamente almeno mezz’ora al giorno, quindi…vediamo… sono 365 in due anni, ne hai 30, dunque almeno cinquemila ore, suppergiù. Fa quasi un anno di nervosismo.”
“Con te diventano almeno il triplo”.
“Ah sei simpatico, proprio simpatico!”
Mani pratiche accendono la sigaretta trentamila e una, voce fintamente ferma dice: “Proprio un bel ringraziamento per chi sopporta le tue magagne e i tuoi piagnistei da ….quanto è? Dunque…almeno un’ora al giorno per 365 giorni….”
“Lascia stare, non è il caso”, lo interrompe Vinicio Calmato. Poi aggiunge debolmente uno “scusa”.
“Come hai detto?”
“Ho detto scusa! Va bene?”
“Diciamo che va meglio”
Il finestrino si abbassa, la nuvola grigiastra esce, l’odore di gas si attenua.
“L’hai più vista?”
Il No che sente ha troppo anticipo.
“Ma l’ hai cercata.”
Vinicio gira la testa a guardare oltre il finestrino opaco.
“L’ hai cercata!” incalza l’amico, non nascondendo un certo godimento in quell’affermazione.
Vinicio Categorico: “Parliamo d’altro, va bene?”.
“Va bene, va bene, parliamo d’altro. D’altronde ci sono migliaia d’argomenti di cui parlare senza per forza finire sull’unico argomento di cui veramente t’interessa parlare”.
“Ma chi ti ha detto che stasera mi va di parlare di quell’argomento?”
“Hai ragione, hai ragione”.
Aria fredda penetra nell’abitacolo, pensieri forse stupidi nascono dal nulla: la cicca si consuma più velocemente se la aspiri pensandoci.
“Va beh, senti, facciamo un salto a bere qualcosa, d’accordo?.
Vinicio non risponde.
“D’accordo. Chi tace d’altronde acconsente”.
Mats cerca e trova un nastro. Lo inserisce nello stereo della vecchia macchina e alza il volume a Livello 18. Le note esplodono come un tuono in una giornata di sole.
Mats Casablancas canta a squarciagola, stonando.
LEST NAIT , SCISSEID, O BEBI AIMFIL SO DAUN…
“FICHISSIMI QUESTI STROKES! DAVVERO! ERANO ANNI CHE NON SENTIVO ROBA DEL GENERE!”, urla Mats Rockstar.
“A questo volume neanche io” dice Vinicio Scazzamento.
“COSA? CHE HAI DETTO?
“HO DETTO A QUESTO VOLUME NEANCHE IO! CAZZO!
Le ruote inchiodano, le cinture di sicurezza si tendono, la musica scompare.
Un secondo di riflessione.
Luci di vetrine illuminano marciapiedi.
Due secondi di riflessione.
“Senti, va bene che la donna ti ha mollato, va bene che sei triste, depresso, hai voglia di sterminare il genere femminile e tutto il resto, ma se non sopporti più neanche della buona musica allora hai dei problemi. Dei problemi anche seri. Non scherzo.”
Lo zippo scintilla a vuoto, Vinicio Scoglionato lo tortura ripetutamente.
“E mi sono rotto anche un po’ le palle di portarti in giro cercando di svagarti. Giuro!”.
Le ruote ripartono.
Silenzio, Vinicio è perso con lo sguardo fuori dal finestrino.
“A vedere poi cosa, che è notte” pensa Mats.

……………………continua……………………………