Flouciart

Schema guida per la risoluzione dei problemi in Italia.

Giù a Roma è molto usato, pare.

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Equazioni

Leggo sulla Stampa che il defunto in esilio Bettino Craxi aveva a suo tempo avvertito il leader libico Gheddafi di possibili attacchi americani sul proprio territorio.

Questo episodio mi ricorda, per quelle stupide associazioni personali, l’ espressione inebetita del mio prof di Tecnologia alla notizia del bombardamento (andavo ancora a scuola e il suddetto prof se ne arrivò in aula bianco in volto), il suo commento “questi sono pazzi”, il nostro stupore del suo stupore, le risate alla notizia che la ritorsione libica nei nostri confronti si era limitata a un missile verso Lampedusa finito miseramente in mare (si era giovani, che ci volete fare?).
Dunque Craxi ne esce bene dalla vicenda.
Craxi che era contro gli americani.
Craxi che fu poi sputtanato da Tangentopoli.
Tangentopoli che aveva come principale alfiere Di Pietro.
Di Pietro che oggi è all’opposizione in Parlamento.
Parlamento che è guidato dal Bandana.
Bandana che era amico di Craxi.
Non ero bravo in matematica, e l’equazione non è semplice.
Meditate gente, meditate.

Mala tempora ricurrunt (2)

Decreto Gelmini firmato.
Si riproiettano film già visti.
Cazzo.

Mala tempora ricurrunt

Episodio 1
Ce ne stavamo ieri sera io e la mia bella (che tra l’altro: tanti auguri a te, tanti auguri a te) a seguire un corso serale dalle parti di via Po. A parte la claustrofobia provata nel trovarsi accavallati tipo tram alle otto del mattino, gli scaracchi nel microfono del relatore di turno, gli scaracchi di molti in sala che l’autunno è arrivato e la tosse pure, non è andata poi così male.
Mentre noi riprovavamo l’emozione e la noia del ritrovarsi in una scuola (tipo, non proprio, ma più o meno) dalle finestre sulla strada arrivava l’eco del corteo studentesco che sfilava verso Palazzo Nuovo al suono dei Rage Againt the Machine (ennesimo motivo di simpatia da parte mia verso la protesta contro la Gelmini: se va bene quella ascolta Laura Pausini!).
Nell’intervallo (l’intervallo. Ma da quando non ne faccio uno?) scendo in strada e mi dirigo verso l’università, scavalcando maestre cantanti, universitari occupanti e celerini osservanti. Bello, ho poco tempo ma bello.
Più tardi ripassiamo davanti alla facoltà occupata e lì per lì mi ci sarei fiondato, non fosse che l’ora è tarda, la situazione appare tranquilla e la mia età è quella che è. Camminando, in un vicolo m’è parso di vedere un tizio in eskimo verde.
Non ci giurerei, ma ci sarebbe stato bene.

Episodio 2
Questa mattina zappando in radio alla ricerca di un canale senza pubblicità (ma quanta cazzo ne passano?) mi becco in sequenza S.O.S degli Abba versione Pierce 007 Brosnan e Meryl Streep (e vabbèh!), poi Paolo Pa (Paolo maledetto ma perchè non l’hai perchè non l’hai detto. Mai.) del Banco del Mutuo Soccorso.
S.O.S. e Banco del Mutuo Soccorso.
Che ci sia un velato messaggio?

Tempo di rinascere

La manifestazione del Pd contro il governo di sabato 25 è archiviata, e ognuno ha recitato la sua parte, come da copione. Uolter ha fatto la conta e forse si aspettava qualcosa di più, il Bandana e la sua accolita si son dati da fare, anche troppo, per sminuire quello che per ora è il ritrovo più numeroso di una opposizione a cui ancora non hanno spiegato come si fà opposizione. Noialtri orfani di rappresentanza in Parlamento ci siamo divisi (che novità!) fra quanti appoggiavano l’adunata piddina e quanti invece avrebbero preferito un flop della stessa. Personalmente mi auguravo andasse bene: alla peggio non avrebbe cambiato nulla (come difatti è), ma se fosse andata male oggi parlerebbero di consenso al 120% invece di limitarsi al 72% (che poi, ma siamo sicuri che ce l’hanno tutto sto consenso? mah).
A sinistra intanto cominciano a vedersi i primi timidi segnali di vita, i primi tentativi di ricostruire una base dispersa dalle vicende degli ultimi anni. Le elezioni di aprile hanno fatto deflagare tutte le contraddizioni di un popolo che negli anni aveva perso di vista il suo vero obiettivo, quello di essere dalla parte di chi non ha e di chi non può, crogiolandosi in un narcisismo sterile e infruttuoso. Ad aprile la bomba è scoppiata e ci ha investito in pieno, ma la miccia era stata accesa già parecchio tempo prima e non da mani esterne.
Oggi credo si possa cominciare a ricomporre il volto della sinistra, quella vera, quella che ora non ha rappresentanza nelle stanze romane se non in uno sparuto gruppo all’interno di quelle opposizioni da barzelletta che ci ritroviamo.
Ripartire dalle basi, ripartendo dalla base dei nostri ideali. Toglierci di dosso tutte quelle sovrastrutture fuorvianti e inutili e concentrarsi solo sul messaggio principale dell’essere di sinistra. Tornare a pensare che un mondo giusto, libero e egualitario può essere possibile, e andare in quella direzione.
Il tempo per farlo ce l’abbiamo, purtroppo.

Help! (Ainizzambadi)

Ci sono momenti in cui ci si sente come nella illustrazione sopra.

Questo è un po’ uno di quelli.
P.S.
L’illustrazione è di Jean Moebius Giraud.

Formidabile quest’anno

Faccio parte di una generazione sfigata, arriviamo sempre tardi agli appuntamenti importanti.
Nel ’68, per dire, alcuni di noi manco erano nati e nel ’77 ci scambiavamo figurine tra i banchi delle elementari. Avevamo le orecchie certo, e ogni tanto ci arrivavano voci truci di telegiornale, dove giornalisti seriosi elencavano scontri di piazza e stragi rosse e nere. Che quegli anni fossero di piombo ce lo hanno detto poi dopo, e in effetti i ricordi in bianco e nero ben si prestano a quella definizione, ma noi eravamo ancora in una età beata e a volte penso pagherei per tornarci.
A tutte le generazioni tocca vivere il periodo contestatario, è legge di natura. A noi toccò di vivere il 1985, che rispetto al 1977 era come lo Zecchino d’Oro rispetto agli Mtv Music Awards. Non chiedetemi per quale riforma stessimo protestando perchè onestamente non lo ricordo, sta di fatto che per noi studenti di una scuola di provincia la “lotta” si limitò a un paio di scioperi e a una sottospecie di occupazione. Dubito che anche i più informati di noi sapessero per cosa si stesse in piazza, ma tant’è, un paio di giorni di sega facevano comodo a tutti. Il movimento della Pantera dell’ 89 lo vidi da dentro una fabbrica, che già la scuola mi sembrava una cosa distante e delle proteste successive non ho memoria, ma credo si possano ricondurre alla legge di natura di cui sopra.
In questi giorni la protesta studentesca è tornata a manifestare in piazza e a occupare atenei e facoltà per dire no alla riforma del Ministro della Distruzione Gelmini, che prevede tra un grembiulino e una classe separata anche la convertibilità delle università in fondazioni, privatizzandole di fatto. E’ il primo passo per svendere la scuola pubblica al miglior offerente: questa riforma ha come unico intento di allargare ancora di più il divario fra ceti abbienti e ceti medio-poveri, impedendone l’accesso a chi non se lo può permettere economicamente. Sono di ieri le statistiche Ocse che vedono l’Italia tra i peggior paesi al mondo per disuguaglianza economica, peggio di noi stanno quegli Stati Uniti a cui da anni ci rifacciamo chissà mai perchè, visto che è “terra di opportunità” solo per chi può permettersele (non parliamo poi di U.s.a. “terra delle libertà”!).
Questo 2008 si sta dimostrando sempre più un anno particolare, per i cambiamenti che sta portando a livello mondiale. Un modello economico sta cadendo a pezzi e un intero sistema sta rendendo evidenti tutte le sue contraddizioni, a cominciare dalle differenze sempre più marcate tra chi sta sopra e spadroneggia e chi sta sotto e subisce.
Contro questo stato di cose non si può fare nient’altro che far salire la protesta, da qualsiasi parte arrivi, per dimostrare a chi ha il potere che non è questa la via che vogliamo seguire, anzi, che non possiamo più permetterci di seguirla.
Io sto con gli studenti e i professori che protestano. Se quella di oggi fosse anche solo perchè nei bagni manca la carta igienica starei comunque con loro. E sto con gli operai in cassa integrazione, che sono sempre di più e destinati ad aumentare. Sto con i No Tav e i No Dalmolin, con i disoccupati di tutta Italia e con chi protesta per gli inceneritori. Sto con la sinistra quando va in piazza, pure se c’è Di Pietro, e starò anche con Uolter sabato prossimo, pure se è una delusione con gambe ed occhiali. Non mi interessa da dove arriva il dissenso, l’importante in questo momento è che arrivi. Ma soprattutto sto con noi, figli di una generazione di merda che non ha saputo mantenere e tramandare le lezioni che pur conosceva, che ha svenduto gli ideali per quattro bond e un suv ed ora si ritrova con niente in tasca e poco nel cuore.
Può essere un anno formidabile questo 2008, da ricordare, e qualcosa mi dice che lo ricorderemo a lungo. Mi auguro che sia per qualcosa di buono.