Allons enfants

Il Bandana in quel di Francia si lancia in ipotesi di riforme costituzionali (“Sì al modello francese!” In salsa italiana, però) subito bocciate dal collega di partito Fini. Quando si dice partire col piede giusto e avere le idee chiare!
Conoscendo il tipo, adulatore, capace di essere filoisraeliano con gli israeliani, filopalestinese con i palestinesi, filorusso con i russi, filodittatoriale coi dittatori (qui e qui), filoamericano con gli americani (qui e qui), c’è da scommettere che se fosse stato in visita in Germania avrebbe elogiato il cancellierato alla tedesca e in Gran Bretagna la monarchia all’inglese. In verità credo che il modo in cui gli verrà data la possibilità di mantenersi immune e legittimamente impedito a rispondere delle accuse a lui rivolte da più parti poco gli interessi: fosse pure una investitura papale o la visita dell’arcangelo Gabriele l’importante è arrivarci.
Non che sia contrario a rivedere i meccanismi che regolano l’esecutivo, ma se le premesse sono queste non c’è da stare allegri. Non è che si potrebbe aspettare qualche anno? Il tempo che si levi dalle balle, magari.
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Mut(o l)amento

Quando votai la prima volta tra le liste c’erano ancora Democrazia Proletaria e il Movimento Sociale-Destra Nazionale. Altri tempi, di pentapartiti e di socialisti ladri, di Milano da bere e pure da mangiare, ma pure tempi di Pci ancora ignaro di quanto stava per accadere e di Verdi e Radicali catalizzatori a sinistra di timidi tentativi di protesta per chi voleva politiche diverse, ma diverse come non è che si sapesse tanto bene. Qualcuno, non a sinistra, cominciava a votare una roba che si chiamava Lega Lombarda, che non si capiva bene cosa fosse e cosa volesse, qualcuno non l’ha capito ancora oggi e si stupisce, tutte le volte, che prendano voti, però era già lì, più di venti anni fa.

A pensarci era un altro mondo.
Il Muro, quello tedesco, era ancora in piedi, la cortina era sempre di ferro e non di latta, come si sarebbe appurato qualche anno dopo, e si viveva in bilico tra due giganti, un equilibrio precario che però reggeva, in un qualche suo modo. La rivoluzione non era più tanto alle porte, e in futuro non ci sarebbe più stata nemmeno come sensazione, però c’era una storia neanche tanto lontana a far da guida, si era tutto sommato compatti (anche senza socialcosi!) e il “sol dell’avvenire” non sembrava così precario, ma forse era solo una sensazione dovuta all’età, non saprei dire con certezza. Ah, dimenticavo, il Bandana c’era già anche lui, con pochi capelli e più magro, ma si accontentava di stare dietro le quinte a collezionare televisioni e aziende, oltre a fare il padrone del Milan. Antipatico lo era già, ma per altri motivi.
Poi, qualche anno dopo, cominciò una fase che dura ancora oggi e che vi risparmio, che tanto la conoscete già: sinistra disgregata, Bandana al potere, Lega a governare.
Sono cambiate tante cose, anche la protesta oggi prende altre forme. In passato il rifiuto di tutto quanto e l’astensione dal voto come scelta politica era tutto sommato la scelta di pochi, mentre oggi mi pare prenda sempre più piede e in maniera sempre più convinta. La nascita di soggetti nuovi tende sempre più a slegarsi da quella che era la visione politica di un tempo, dettata comunque da una ideologia, quale che fosse. Oggi vengono fuori robe come l’Italia dei Valori che non ho ancora capito di che cacchio parla (forse perchè io Di Pietro non lo capisco, inteso proprio quando apre bocca!), un partito di destra che però è alleato con la sinistra, per quanto a pensarci pure il Pd è un partito di (centro)sinistra che però a volte mi pare più a destra che a (centro)sinistra.

Viene pure fuori, ed è il dato interessante di oggi, un Movimento (a cinque stelle) nato da uno di quei socialcosi che al tempo del mio primo voto erano ancora nella fantasia di ricercatori e scrittori di fantascienza. Parto dell’impegno di un ex-comico ed ex-attore che è passato dallo sfasciare i computer nei suoi spettacoli perchè mezzo considerato diabolico, a capirne e sfruttarne il potenziale fino a diventare una icona del web. Oggi proprio la rete è al primo posto nel suo programma, dove trovi anche parecchia ecologia, tanto populismo, un pizzico di sinistra. Qualche vaffa assestato qua e là, il gemellaggio con Di Pietro e Travaglio icone anche loro della rete (e pure della sinistra! Mah! va a capire come va il mondo), il martellamento quotidiano via internet, dove è il sito più seguito, la nascita di centri di aggregazione in suo nome (i meetup) e di liste civiche che alla fine fanno il botto alle elezioni regionali, attirando scontenti di tutti i colori ma più che altro rosso sinistra, verde ecologista e popolo cosidetto viola (che non so a voi ma a me come colore sa di jella), nato su internet e slegato da partiti e ideologie fino a non molto tempo fa imperanti. Insomma, metodi nuovi per tempi nuovi, che fa apparire il tempo del mio primo voto e le sue dinamiche una cosa sorpassata, roba vecchia, preistoria.

Ecco, ovviamente se ci penso a me non sembra sia passato tutto ‘sto tempo da quel mio primo voto. Gli sviluppi li ho seguiti e li ricordo tutti, per cui mi sembra normale pensare a, che ne so, il Partito Democratico come evoluzione (meglio: involuzione) del Partito Comunista, lo stesso vale per Rifondazione, Pdci, Sinistra e Libertà, Sinistra Critica, Partito del Lavoratori e quanti cacchio ce ne sono ancora che ho perso il conto. Ho presente la storia che c’è dietro e questo non mi da la dimensione del tempo che è passato. Immagino però che a uno di venti-trent’anni, che al tempo del mio primo voto già tanto se era nato, la situazione attuale appaia vecchia, immutata, stantia, tanto più che oggi le cose sono decisamente più veloci. Il rapporto col tempo è cambiato, il mondo attorno a noi muta velocemente, almeno nelle forme, che nella sostanza nulla muta mai, per cui i sedici anni da che va avanti l’attuale film sono l’equivalente dei miei quaranta in cui governavano Andreotti e la DC. Capisco che ne abbiano le balle piene, così come le avevamo noi, e capisco anche come gli possa fregare poco di comunismo, lotte di classe e sinistra in genere. Roba dell’altro secolo, nel vero senso della parola.

A questo punto che dire. Un po’ mi viene da pensare ai cimiteri degli elefanti, in cui noialtri che ancora continuiamo a credere in una cosa che ha visto qualche vittoria e tante sconfitte lentamente ci avviamo, un po’ al fatto che la mia è senza dubbio la generazione più sfigata mai apparsa sulla faccia della terra, incastrata com’è tra le vecchie che non si levano dai coglioni e le nuove che già ci hanno preso il posto. In ritardo per il ’68, troppo piccoli per il ’77, in anticipo per ciò che è venuto dopo, una generazione nata analogica e dovuta per forza di cose diventare digitale, rimanendo però analogica nella mente. Siamo cresciuti in un mondo di certezze e punti fermi per ritrovarci a brancolare oggi in una realtà melliflua che fatichiamo a comprendere, costretti sempre ad inseguire, ad aggiornarsi, in un continuo mettersi in pari con i tempi che cambiano. Questo almeno è ciò che mi appare, politicamente parlando, e la sensazione dopo queste elezioni è di chi ancora una volta è stato tagliato fuori, forse in maniera definitiva, con l’unica soluzione per la mia generazione di dover accantonare ciò che si è creduto per trent’anni, di riallinearsi e dare atto del cambiamento avvenuto. Chi a sinistra vorrà continuare ad esistere politicamente dovrà per forze di cose virare il rosso col viola, e non è solo una questione cromatica.

Alla fine di tutte queste elucubrazioni mi viene in mente un brano, di quegli anni del mio primo voto, Cccp Fedeli alla Linea che cantavano “e poi mi vuoi fedele a te all’avanguardia alle novità / adorante il progresso le mode la modernità / mi sono sviluppato già abbastanza non ne posso più / mi sono sviluppato anche troppo anche di più“.
Ecco, per me stesso oggi, politicamente, è un po’ così. Avanti i prossimi.

Lo stratega

Massimo D’Alema, alle cinque del pomeriggio, tra una proiezione e l’altra, allarga le braccia: “l’astensione, il boom della Lega, e tutti quei voti alle liste di Grillo….. Qualcosa non va in questo paese“. (fonte La Stampa)
Intanto in Puglia vince Vendola, sulla cui candidatura Baffino aveva posto il veto.
Chissà cos’è che non va in questo paese.

Così va il mondo

Il conto della crisi: 200mila senza lavoro in Lombardia

Milano la provincia più colpita: 3100 licenziamenti
Italia: cresce ancora la disoccupazione
A gennaio erano l’8,6% del totale (2.144.000)
Fonte: Terra
La Fiat chiude per due settimane
30mila lavoratori in cassa integrazione
Europa sempre più in affanno
11 disoccupati per un posto
Berlusconi sempre più ricco
Il reddito nel 2009 del Presidente del Consiglio cresce di 9 milioni di euro.
Forbes: Carlos Slim è il più ricco al mondo
Il magnate messicano supera Bill Gates.
Crisi passata, aumentano i miliardari
Fonte: La Stampa
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Ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri dunque, ma per fortuna arriva Francesco Forte dalle pagine del Giornale a indicare la strada nel suo articolo Il Lavoro c’è, ma nessuno lo vuole:

“I giovani sbagliano a non orientarsi al lavoro nelle arti e mestieri. Esso consente interessanti occupazioni e chi lo fa prima come apprendista, poi come lavoratore dipendente, può diventare poi un imprenditore in proprio. E sbagliano i genitori a non indirizzare i figli in questa direzione, che non esclude affatto di studiare anche nelle medie superiori e, magari, all’Università se si desidera passare dall’impresa artigiana all’impresa specializzata di maggiori dimensioni. Ma è una intera cultura che va cambiata”.

In effetti è una “interessante occupazione” starsene otto ore su tre turni a sfornare da una macchina utensile particolari sempre uguali ora dopo ora, turno dopo turno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, senza neanche avere la soddisfazione di sapere che fine faccia quel particolare che si lavora. Davvero molto interessante, come pure “diventare un imprenditore in proprio”, mettersi volontariamente all’ultimo posto della catena, indebitarsi per la vita, chiudere al primo accenno di crisi. Molto, molto interessante. Ho come l’impressione però che difficilmente un onorevole, o un giornalista, o un avvocato, o un imprenditore possa arrivare a consigliare al proprio figlio di entrare in una boita a sedici anni per imparare il nobile mestiere del tubista, o mandarlo a studiare in un Istituto Professionale per dargli la possibilità di accedere alla esaltante carriera di fresatore. Al limite, come fece Pier Luigi Celli, è questo il consiglio che gli possono dare, tocca dunque a chi già è tubista o fresatore spronare i propri figli a ricalcare le orme paterne, perchè i ricchi restino ricchi e i poveri restino poveri, perchè così va il mondo, e chissà cosa si erano messi in testa tutti quegli operaiacci che a furia di sacrifici erano riusciti a far studiare i propri figli, nella speranza che almeno a loro venisse evitata l’esperienza di quaranta anni di fabbrica o di rischi sui cantieri. E pure loro, quei figli di operai, pensa che idea balzana che avevano in testa, a pensare di non dover fare la vita dei propri genitori! Vai a sapere cosa passa per la testa a certa gente!

Pulpiti

Da Repubblica:

Roma, distributori di condom al liceo.
L’ok dei professori, il no del Vaticano che esprime “Viva preoccupazione per la banalizzazione del sesso!”

Certo il sesso è molto meno banale se fatto così!

A volte non capisco

Nei post precedenti ho detto come in seguito al pasticcio delle liste elettorali non presentate o non conformi agire per decreto sarebbe stato un atto grave in quanto diventava un chiaro abuso di potere (chi non li ha letti sono qui e qui). Non è molto democratico da parte di chi ha il potere usarlo per sistemarsi le proprie cose, quindi inutile parlare di democrazia, che poi tra l’altro, si fosse atteso l’esito dei ricorsi presentati, probabilmente si sarebbe evitata una figuraccia nei confronti dei propri sostenitori e del Paese intero.
Ora, a me sembrava evidente che nessuno avesse interesse a che le liste non fossero ammesse. Non lo avevano i titolari ovviamente, ma non lo avevano neanche le opposizioni. Certo non si privava nessuno del diritto al voto, si poteva scegliere tra altri candidati visto che i loro ipotetici si erano autoesclusi per manifestata incompetenza, è però vero che sarebbe stato un risultato falsato e avrebbe compattato ancor più gli schieramenti di centrodestra nelle altre regioni, in quanto anche gli indecisi ma simpatizzanti destrorsi si sarebbero sentite vittime di un sopruso (che non c’era, ma vallo a spiegare: è come per i rigori nel calcio, si guardano solo quelli a sfavore).

Per uscire dall’impasse, creato anche dalla giusta ostruzione dell’opposizione (per obbligarli a legiferare), hanno dovuto agire per decreto, “intepretativo”, e questo è stato accettato e controfirmato dal Presidente della Repubblica, magari anche per evitare ripercussioni sulle piazze (se non avesse firmato logico attendersi una massiccia mobilitazione da parte del Pdl, e in un clima surriscaldato logico attendersi pure qualcosa di peggio).
Chiariamo un punto: la porcata era evidente, il sopruso anche, che si cambiassero le regole in corsa lo capiva pure il più cocciuto dei destrorsi, l’imbarazzo dei berluscones in televisione era palese, la responsabilità di una azione politica arrogante e sbagliata era tutta sulle spalle del governo. Insomma una pacchia per l’opposizione che altro non deve fare che battere sul tasto dell’incompetenza e dell’ingiustizia e sfruttare fino all’ultimo questa occasione. Lascia stare che è stata fatta una porcata, anzi proprio per questo è una occasione d’oro.
E invece si attacca Napolitano e ancora una volta si distoglie l’attenzione da quello che lo meriterebbe: ancora una volta si da l’occasione al centrodestra di ribaltare la frittata, passare per i buoni capaci di agire mentre dall’altra parte sanno solo protestare, difendere (addirittura! loro!) Napolitano, passare per quelli che tengono alle istituzioni, far notare che l’opposizione è al solito divisa e inconcludente.
Che ad attaccare per distogliere l’attenzione e dare una aiutino agli altri lo faccia Di Pietro non mi stupisce per nulla (a me piazza Navona è rimasta sullo stomaco), ma vedere che questi attacchi sono condivisi da tanti di sinistra non riesco a capirlo.
Insomma ragazzi, questo non è un bel mondo, soprusi ce ne sono di continuo, la democrazia è falsata dalla sua nascita, il diritto è calpestato ogni giorno, pensare che le regole siano realmente accettate e condivise da tutti mi sembra un pochetto infantile: qualcuno mi spieghi perchè in una Italia dove la raccomandazione è una necessità e il fottere gli altri è la regola, dove abbiamo la classe politica più corrotta e cialtrona d’Europa, dove uno che entra in politica all’ottanta per cento dei casi lo fa per convenienza personale, beh proprio da loro ci si attende il rispetto delle regole? Maddai!! Insomma, sarebbe bello, ma non è così.
Per una volta che si presenta l’occasione per levare un po’ di consenso a questo governo e sbattergli in faccia tutta la loro incompetenza noi che facciamo? Attacchiamo Napolitano!
E vabbeh, io ci rinuncio.

PIPPO!!!!!!!

Bene, il decreto salva incapaci lo stanno facendo. Lo chiamano interpretativo, come a dire che quello che c’è scritto sui regolamenti non è proprio quello che si intende o qualcosa del genere, non lo so, perchè il rumore delle unghie che si aggrappano sugli specchi da un lato e quello delle risate dall’altro è talmente assordante che si fatica anche a leggerle le norme del decreto. Quindi, alla luce dei nuovi avvenimenti, come dicevo l’altro giorno possiamo cominciare ufficialmente a chiamare questa sottospecie di democrazia in un altro modo. “Pippo” a me piace, un nome vale l’altro, ma se non vi sta bene si accettano consigli.
Dice ma come, sei contento? No, non sono contento, neanche un po’, però mi sa che qui “tanto peggio tanto meglio” sia rimasta l’unica soluzione per svegliare questo popolo di imbecilli e chi lo sa, forse qualche piccolo tarlo nelle menti destroberlusconiche potrebbe anche essersi infilato, non dico cominciato a rodere, ma intanto qualche buchino per far arrivare alla coscienza qualche piccola domanda su chi sono davvero questi qui che hanno finora votato potrebbe anche essersi creato.
Certo a pensarci è difficile. In fondo sono quelli che parcheggiano in doppia fila e quando dopo un quarto d’ora che li aspetti finalmente arrivano e ti dicono “che sarà mai, per due minuti…”. Sono quelli che “gli estracomunitari a casa loro!” e però ne hanno quattro alle loro dipendenze.
Quelli che “non mi faccia la fattura, cosa stà a dare soldi allo Stato!”.
Quelli che ti passano davanti nelle code e se glielo fai notare ti dicono “non l’avevo vista, ma se vuole passi pure” (ma che mi fai un favore? certo che passo, sono arrivato prima!).
Quelli che “solo in Italia certe cose” e poi votano gli stessi deficienti da sedici anni.
Quelli che ti passano a destra usando la corsia dei tram.
Quelli che “se saltelli muore Balotelli” e “non esistono neri italiani”.
Quelli che hanno casa in città, casa al mare, casa in montagna, tre auto, un Suv, la fabbrichetta, cinque televisori, cellulari a strafottere e dichiarano meno di un operaio fiat.
Quelli che “ci ha tolto l’Ici!” (quanto cazzo pagavi di Ici? centomila euro all’anno? me lo dici quanto cazzo pagavi?).
Quelli che “sì però pure dall’altra parte….”
Quelli che “Berlusconi si è fatto da solo”.
Quelli che “è un vulnus alla democrazia!” (che cacchio è un vulnus? una nuova malattia? ma parla come mangi!)
Quelli che “il vulnus di credibilità il pdl sicuramente lo ha accusato” (letto in un commento in rete. Ora, io lo so che il vulnus è la lesione di un diritto, ma chi usa la parola lo sa?)
Quelli che …… (continua)
Sì, certo, a pensarci è difficile, ma hai visto mai.