Questione di decibel

Non ho fatto vacanza quest’anno, o meglio, ho fatto vacanza, ma non quella vacanza che uno torna e dice sono stato in vacanza e spiattella lì le 1500 foto che testimoniano l’effettivo stacco dalle cose quotidiane, e nemmeno ho avuto il magone da rientro, con la testa che torna alla spiaggia dovuta lasciare troppo in fretta. Ho fatto vacanza come tanti quest’anno, approfittando dell’alloggino dei suoceri in località montana non troppo lontano da casa dove abbiamo piazzato tende guardaroba e gatto al seguito e lì siamo rimasti quasi tutto il tempo, in vacanza sì ma anche no, perchè è stato in fondo come spostare casa e abitudini quotidiane a 1500 metri di altezza. Per carità, meglio che rimanere in una Torino torrida come si stava cominciando a dimenticare, e girare per boschi e alture è pratica che piace anche alla mia bella, ma l’idea per noi di vacanza è andarsene in giro per una fetta di mondo a visitare posti nuovi, possibilmente all’estero, lasciando casa e l’italietta fuori dalla testa per un paio di settimane almeno.
Per cui non ho fatto vacanza pur essendo in vacanza e le uniche occasioni in cui potersi sentire lontani dalle magagne quotidiane di questa italietta le abbiamo affidate a un paio di puntate oltralpe in terra di Francia, e lì ho avvertito distintamente tutto lo scazzo dovuto al fatto di essere italiano, per tutti gli stereotipi che ci accompagnano e che sono in ogni caso veritieri e verificabili, basta solo osservare il nostro comportamento quando ci rechiamo all’estero, con conseguente voglia di nascondere quanto più possibile la mia nazionalità per non richiamare verso la mia persona i risolini di compatimento che di solito noi riserviamo -chessò- al giapponese con macchina fotografica.
Questione culturale credo, se non di intelligenza spicciola, il fatto di andare fuori dai confini nazionali e pensare che il nostro modello comportamentale sia valido dappertutto. Non è così, per fortuna, e a pensarci sono contento che mi sia sentito infastidito dal bamboccio tredicenne con genitori accompagnanti targato Italia, che di fronte a uno spettacolo naturale bellissimo, fatto di valli verdissime e ghiacciai in lontananza dove uno vorrebbe starsene un attimo in silenzio ad ammirare, è sceso dall’auto berciando sciocchezze ad un volume così alto che lo avranno sentito pure nella valle successiva.
Così come mi avevano infastidito in Italia quei tre ultracinquantenni di fronte all’unico camoscio che per inesperienza e giovane età si era avventurato fin sul sentiero a quota relativamente bassa, permettendoci di fermarci ad osservarlo in silenzio per non farlo scappare, almeno la mia bella ed io, mentre i tre imbecilli continuavano la marcia come niente fosse, parlando come se si trovassero in via Po a Torino di ovvietà e scemenze varie, ad altissima voce ovviamente, considerando l’avvistamento privo di interesse come se per loro fosse normale trovarsi sulla strada animali che in genere rifuggono l’uomo (come non capirli), quando l’unico camoscio che avranno visto mai da vicino sarà stato forse in spezzatino con la polenta.
E sono rimasto sconvolto nell’osservare nel dehor di una pizzeria in Francia il comportamento di tre famiglie credo francesi ma certo non italiane con figlioli al seguito, sette bambini in totale che sono rimasti a tavola per tutto il tempo del pranzo senza giocare con molliche e telefonini e giochetti elettronici e giocattoli trascinati da casa, senza che i genitori richiedessero menù particolari per i figli perchè chi la vuole cotta e chi cruda, che hanno mantenuto un tono di voce tale da non disturbare gli altri tavoli e conversato con i loro parenti in una maniera a noi quasi sconosciuta. In quel dehor c’era una tranquillità per noi dimenticata, perchè qui di gagnastri ne bastano tre per farti credere ciecamente nella vasectomia da praticare se non a te stesso di certo ai loro genitori affinchè smettano di mettere in giro mutanti travestiti da bambini.
In quel dehor c’era anche un altra coppia di italiani oltre a noi, riconosciuti dalla richiesta alla cameriera se per caso questa parlasse italiano, dalla lagnanza dopo la risposta negativa di questa (“ma come, la pizzeria si chiama Stromboli e voi non parlate italiano”, come se al ristorante Mare Nostrum i camerieri avessero l’obbligo di parlare anche latino), dall’immancabile telefonino che ovviamente ha suonato coprendo la musica di sottofondo del locale, dall’agitazione nel cercare di rispondere con scena tipo Berlusconi che abbraccia Bush, dalla ovvia risposta alla chiamata dell’italiota con conseguente abbandono della di lui consorte al tavolo da sola di fronte a crepes e insalate per dieci minuti buoni.
E qui ci vedi le differenze, tra noi e chi non ha avuto la ventura di nascere tra le Alpi e la Sicilia, differenze di abitudini e di educazione, dove mangiare non vuol dire solo nutrirsi, dove gli altri non sono solo gente che ti leva spazio ma persone a cui si deve riconoscere il diritto di non essere importunata da voci e gesti e modi essessivamente alti. Mi chiedo in certe occasioni se siamo un popolo di sordi, vista la differenza di decibel che intercorre tra noi e il resto del mondo, e mi vengono in mente i bambini, quelli chiassosi, che lo sono per farsi notare ed essendo bambini vogliono farsi notare per una semplice questione di affetto che mirano a ricevere. E l’Italia è tutta qua, una bambina chiassosa bisognosa di affetto, anche se non sa bene a chi chiederlo, ma lo fa. Urlando.

Non è la Rai

Sì, lo so che il trailer del documentario Videocracy di Erik Gandini che trovate sotto lo hanno già postato in tanti, non ultimi Dario Franceschini Luca Sofri e l’amico Visco, ma dato l’oscuramento televisivo vale la pena farlo girare, per quanto credo che gli sparuti lettori di questo spazio già siano ampiamente informati della sua esistenza e della “censura” da parte della televisione pubblica (censura tra virgolette, in quanto il film va in contrasto con i regolamenti Rai in materia di trasmissioni a carattere politico –qui-).

Beh, questo spazio non è la Rai, tanto per citare televisione becera, e noi non siamo il Pink di The Wall della foto sopra.
Non ancora almeno.