E… ora qualcosa di completamente diverso

Lo confesso, sul Trattato di Lisbona ho provato a capirci qualcosa ma mi sono impantanato prima ancora di cominciare. Il Parlamento italiano ha approvato il Trattato il 31 luglio 2008 con nessun voto contrario, e il fatto che un provvedimento destinato a modificare sostanzialmente la vita di tutti noi venga ratificato con la gente praticamente in vacanza, mi fa venire alla mente certi accordi sindacali non proprio favorevoli ai lavoratori (ricordate questo?).
Come detto odio la burocrazia e questa lo è al 100%, per cui mi auguravo che qualcuno più sveglio del sottoscritto prima o poi la “decodificasse”.
In realtà da noi pochi ne parlano o ne hanno parlato a sufficienza (tranne qualcuno qui). Non ricordo discussioni politiche sul tema, divisioni tra schieramenti, voci contrarie, interpellanze e richieste ai cittadini, questo nonostante uno Stato membro dell’Unione, l’Irlanda, lo avesse bocciato con un referendum nel giugno 2008, bloccando di fatto il processo di ratifica del trattato stesso, e che questo referendum, caso anomalo, sia stato nuovamente indetto per il 2 ottobre prossimo.
A leggere Paolo Barnard è l’ennesima, ma questa volta colossale e definitiva, fregatura. E magari stavolta ha pure ragione.

Compleanno per compleanno un anno dopo.

Quello dell’anno scorso lo trovate qui.
Compie oggi 66 anni Lech Walesa, l’ex leader di Solidarnosc, il sindacato polacco che si battè per i diritti dei lavoratori nella Polonia del Patto di Varsavia all’inizio degli anni ’80. Cattolico, futuro Premio Nobel per la Pace e Presidente della Polonia dal 1990 1l 1995, ha contribuito al superamento e alla caduta dei regimi comunisti del blocco sovietico, introducendo di fatto la Polonia nel libero mercato, cosa di cui a mio avviso dovrebbe andare meno fiero. Ad ogni modo preferisco fare gli auguri a un vero presidente operaio che avrà commesso qualche errore ma credo in buona fede, che a quell’altro presidente qualche migliaio di chilometri più a sud, che comunque immagino apprezzi le iniziali e il contenuto del video postato sotto.

http://www.youtube.com/watch?v=8-F16WoHO4A

Bloodhound Gang – Foxtrot Uniform Charlie Kilo

Caro Galactus ti riscrivo

Caro Galactus divoratore di mondi, ti rivolgo nuovamente l’appello che già ti lanciai con scarsa fortuna lo scorso anno, o essere incommensurabile, affinchè tu possa rivolgere le tue attenzioni e le tue brame su questo insignificante pianetucolo ai margini dell’universo.
So bene, come già allora, come tu possa essere oberato di richieste e indaffaratissimo nello sbrigare le pratiche di distruzione planetarie che, posso immaginare, ti saranno venute anche a noia nel corso del tuo tempo infinito: nel corso della tua ultramillenaria attività di distruttore e inglobatore di universi avrai senz’altro fatto indigestione di mondi e sistemi stellari, e posso comprendere come un pianeta così piccolo come il nostro non sia il massimo della appetibilità. Certo dall’ultimo anno si è scoperto ancora più inquinato e in futuro sarà ancora più radioattivo, cosa che senz’altro non ne esalta il sapore, ma ti posso garantire che nel suo piccolo rimane comunque una prelibatezza degna della tua attenzione.
La situazione qua da noi, essere galattico, va peggiorando ogni giorno che passa e converrai con me che quando si sentono, tra le altre, scemenze come “insultare il premier equivale a insultare gli italiani” vuol dire che la misura è colma, le abbiamo ormai sentite tutte e non è il caso di insistere.
Mi chiederai il motivo per cui mi rivolgo a te e non, ad esempio, a qualche altro Stato facente parte l’umanità. Perchè, immenso, ormai scemenze simili sono diventate fenomeno globale, frutto di una strategia che ha portato il mondo intero ad essere un solo unico enorme baraccone senza senso e senza una via. Dubito ci sia qualcuno al mondo in grado di rimettere in sesto la situazione e se anche ci fosse non ha abbastanza forza per salvare anche gli altri. Qualcuno ci ha provato nel corso degli anni, ma a parte la brutta fine che hanno fatto quasi tutti a cominciare da uno molto in alto duemila anni fa circa, pure i loro insegnamenti siamo riusciti a mandarli in vacca nel giro di niente. Cosa vuoi farci, siamo così.
C’è un detto qua da noi che recita “muoia Sansone con tutti i filistei”, non sto a spiegarti chi era Sansone e tanto meno i Filistei, ti chiedo per una volta di andare sulla fiducia e inviarci finalmente il tuo araldo Silver Surfer in visita, per rendersi conto della situazione e riferirtela. Conoscendoci correrà il rischio di essere abbattuto a colpi di contraerea e se preso vivisezionato in laboratorio, ma se riuscirà a sopravvivere sono certo converrà con me sulla necessità di intervenire, prima del 2012 possibilmente, cosicchè possiamo evitare di sorbirci Giacobbo e le sue puttanate catastrofiste per i tre anni che verranno.
In attesa di una tua risposta ti saluto e ti faccio i complimenti per il costume: l’ho sempre trovato strafico.
Certo quelle corna, però…

Considera la Siberia

Io Bonetti e il Furbi siamo anche qui e qui.
Come ogni pomeriggio che Dio o chi per lui manda in terra il Furbi prende posizione nel solito angolo al solito tavolo del solito bar a leggere il giornale, a tracannare birra e ad ascoltare le conversazioni degli altri avventori, per quel gusto dell’interesse al sociale, come dice lui, o per il gusto di farsi i cazzi degli altri, come afferma invece il Bonetti. Quest’ultimo di solito accompagna l’amico nelle bevute e anch’io, più raramente, mi unisco alla compagnia, forse nel tentativo estremo di normalizzare una coppia che sembra essere uscita da una rivista politica anni 70. Il Furbi sfoggia con ostentazione nelle tasche della giacca copie dell’Unità e del Manifesto, indossa abiti che sanno ancora di lacrimogeno e assume quando si guarda attorno lo sguardo tipico del rivoluzionario cubano, tra il fiero e l’incazzato con una punta di umana pietà verso chiunque calzi un paio di Nike. Il Bonetti dal canto suo è più sul nostalgico sovietico, con barbone marxista, aria da operaio della Ddr e giacca ad ogni stagione con l’unica eccezione in pieno agosto, dove tira fuori dall’armadio la mitica maglietta della nazionale di calcio sovietica ai mondiali ’90, l’ultima con la scritta CCCP, bermuda bianchi e scarpe Adidas modello Nastase, originali del 1982.
Io, per la cronaca, vesto normale.

Quando li raggiungo al tavolo il Bonetti mi accoglie porgendomi la mano, il Furbi col suo solito grugnito seguito da un “Shh! Fatemi sentire cosa dicono ‘sti due imbecilli” indicando due tavoli più in là dove sono sedute due giacche e due cravatte con pataccone d’acciaio al polso, capello corto rado, fisico palestrato e allampadato, aria da cacasoldi ultima generazione. Sul tavolo, in ordine sparso, tre cellulari, un palmare, due bicchieri contenenti un liquido color blu inverosimile, patatine e noccioline come piovesse.
I due se la contano ad alta voce dei cazzi loro come fossero soli in mezzo al deserto, noi ci poniamo in ascolto comodi come a un concerto jazz, tra lo svacco e l’annoiato.
“Perchè sai, quest’anno, con la crisi…” dice il primo imbecille.
“Niente ferie?” chiede il secondo imbecille.
“Giusto un paio di settimane a Miami. Sai, ora che il dollaro rispetto all’euro… sì, insomma, se non ne approfitti adesso” risponde Primo Imb con un sorrisetto e aggiunge “e poi una settimana nella casa al mare in Liguria, ma non è che puoi considerarla vacanza, capirai, a Ceriale!”.
“Eh già” commenta Secondo Imb.
“Comunque poi a inizio ottobre andiamo una settimana a Sharm, che è già prenotato il volo da mesi. Mia moglie ci tiene”.
“A proposito” interviene Sec Imb, “come sta?”
Primo Imb si caccia in gola un pugno di arachidi prima di rispondere “Bene” con bocca piena e voce ovattata “adesso bene”. Butta giù il boccone e continua “Ha avuto un po’ di problemi, sai, valori sballati. Per fortuna che ho un amico in ospedale che l’ha fatta passare davanti nel fare le analisi, che gliele avevano prenotate fra tre mesi, figurati, in Italia, però ho ‘st’amico lì, giochiamo al tennis assieme, che basta una telefonata. Per fortuna, sennò hai tempo a morire”.

La conversazione si sposta sul sociale e Sec Imb incalza: “Cosa vuoi, qua in Italia funziona un cazzo, buoni solo a chiederti le tasse, quelle sì che son puntuali”.
“Eh già”, fa eco Primo Imb “tutta colpa di ‘sto comunista del cazzo di Prodi”, al suono delle quali, non tanto per Prodi quanto per il “comunista del cazzo” in automatico scatta il Furbi che fa per alzarsi e in rapida successione la mia mano a tenergli il pugno chiuso e quella del Bonetti a spingerlo giù sulla sedia.
“Ohi ma lo avete sentito ‘sto ‘mbecille?” chiede il Furbi “adesso salta fuori che il Mortadella era comunista! Ma vi rendete conto?”
“Che ci vuoi fare, fammi sentire!” dico io.
Il Furbi si calma un attimo e ci rimettiamo all’ascolto in tempo per sentire Sec Imb dire che “….poi tanto è inutile pagarle le tasse. Prima o poi una leggina che ti condona tutto la fanno, e allora che sono scemo, che pago una botta mentre c’è chi non paga niente e poi ci guadagna pure!”
“Eh già”, risponde Primo imb, “ad esempio io le multe ho smesso di pagarle! E mi avevano rotto il cazzo, tutti i mesi me ne arriva almeno una: e il divieto di sosta, e il velox, eccheccazzo!”
“Si, ma poi ti arrivano raddoppiate”.
“Intanto faccio ricorso, tanto per, non si sa mai. Poi, nel frattempo i governi cambiano…. ah, ah, ah (risatina idiota!).
I due ingollano quel che resta di cibarie e fanno per alzarsi, noi tre siamo inchiodati alle nostre sedie a guardarci come pirla senza dir nulla. Li vediamo andar via e li sentiamo salutarsi mentre Primo imb apre la portiera di un mostro a quattro ruote che ingombra un posto auto e mezzo. L’ultima cosa che sentiamo è “Allora sabato si va a mangiare dove ti ho detto, si mangia bene e costa poco: sai, con la crisi….”.

Mentre li seguiamo con lo sguardo dico al Furbi: “sai quella tua idea del lager in Molise?”
“Quale”, interviene il Bonetti, “quella di recintare la regione che tanto ci sono solo montagne e Di Pietro e metterci dentro tutta ‘sta bella gente per rieducarla?”
“Sì, e allora? è ancora una opzione validissima, no?” dice il Furbi.
“Certo”, rispondo, “solo ho paura che toccherà recintare pure tutto l’ Abruzzo e non so mica se basta”.
Qualche secondo di silenzio, in cui tutti e tre immaginiamo un muro enorme a recintare montagne.
“La vedi la differenza tra noi e i sovietici”, dice il Bonetti, “E’ che a noi ci manca una Siberia”.
“Eh già”, dico io, “una Siberia è proprio quello che ci manca”.
Il Furbi si desta dal torpore in cui i due imbecilli lo avevano gettato e alzandosi in piedi sbotta: “E grazie al cazzo, Lenin e Stalin! Avevano la logistica dalla loro! Facile vah così! Prova qua!”
Poi si risiede e borbotta tra sè e sè con lo sguardo chino:
” ‘O paese d’o sole! ‘0 paese d’o mare!
La Siberia. Quella sì!”

Portrait of Jaco

John Francis Pastorius III detto Jaco, il più grande bassista del mondo come lui stesso si definiva già agli esordi, se ne andò una sera di ventidue anni fa, di lunedì come quest’anno, dopo nove giorni di ospedale per trauma cranico e fratture varie. Aveva pestato i piedi alla persona sbagliata, un buttafuori che lo riempì di botte fino a massacrarlo, ma da tempo aveva preso una china discendente che lo aveva portato dall’ essere una stella di prima grandezza nel panorama jazz rock di fine anni ’70, a reietto inavvicinabile a metà anni ’80. Problemi di droga e alcool, come spesso capita, ma non solo, problemi mentali dovuti a una sindrome maniaco depressiva fatta di improvvisi sbalzi d’umore, inarrestabile attività e loquacità, eccessiva autostima, comportamenti autodistruttivi.

Questo il ricordo del fratello Gregory (*):
Jaco non se la prendeva mai calma. Era sempre sull’orlo della maniacalità, spingeva il divertimento a un limite estremo. Mi portava in spiaggia durante gli uragani più violenti, perchè diceva che bisognava sentirne l’energia. Era una reazione assolutamente naturale all’ambiente che lo circondava. Moltissime cose gli riuscivano spontaneamente -la musica, lo sport, la scuola- ma soprattutto la musica sgorgava naturalmente da lui. Ecco perchè ci si è dedicato. Diceva di sentire musica dappertutto: nel pianto di un bambino, in unamacchina che passava, nel vento tra le palme. Tutt’a un tratto diceva: “Shhh!” e ascoltava. Io non riuscivo a sentire nulla.

(*) Tratto da “Jaco Pastorius, la straordinaria e tragica vita del più grande bassista del mondo” di Bill Milkowski – Stampa Alternativa – Nuovi Equilibri

Weather Report : Black Market

Jaco Pastorius …. Basso
Joe Zawinul ……… Tastiere
Wayne Shorter …. Sax
Peter Erskine …… Batteria