Primo maggio (sù, coraggio!)

E mentre a Detroit Marchionne miete successi con l’accordo Fiat-Chrysler, a Torino si dichiarano 200 esuberi tra gli impiegati e nuova cassa integrazione per lo stabilimento della Powertrain, e per fortuna che a Mirafiori qualcosa pare si stia muovendo.
Non so a voi ma a me questo slancio della Fiat sul mercato estero mi sembra tanto giocare a Lascia o Raddoppia!

Beh, Buon Primo Maggio a tutti.
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Porco mondo

Io lo so che sono ipocondriaco, che somatizzo, che sono paranoico, metereopatico e tutta un’altra serie di cose che mi impediscono di vivere correttamente e sanamente. Non dico allegramente perchè c’è poco da stare allegri, ma almeno un po’ più leggermente mi piacerebbe, e parecchio.
Ma tant’è, così sono (se mi pare) e tra tutti i periodi in cui beccarsi un raffreddore io vado a scegliere proprio questo periodo, in cui è in atto l’ormai solita (ha cadenze da Olimpiade!) campagna mediatico-terrorista per spargere un po’ di sano panico nella popolazione mondiale. Sia mai che questa dimentichi che il suo ruolo è quello di stare buona buonina al proprio posto e di ringraziare, che c’è chi ci pensa quando una influenza un po’ più potente delle altre si affaccia tra gli umani organismi e ne ammazza qualcuno.
Per fortuna i nostri baldi governanti tengono alla nostra salute, e al loro ruolo, e non lasceranno che un virus gli tolga il lavoro che loro fanno tanto bene con inceneritori, inquinamento, scorie nucleari, bombe all’uranio ricco e povero, mancati sistemi di sicurezza sul lavoro, droghe e cure sballate varie etc etc.
Comunque io sono raffreddato, e in un altro periodo avrei preso una aspirina e bona lé, oggi prendo la pastiglia e in mente mi vengono immagini di messicani in mascherina, ma ti pare possibile?
Io quasi quasi denuncio l’OMS per procurato allarme e disturbo della quiete pubblica. La mia.

P.S.
Sull’argomento vi segnalo il post di Lameduck (eccolo qua).

Eugene Hutz (Gogol Bordello) – I want be sorry

Quando si dice la scienza

Eccezionale scoperta dei ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine.
I brillanti scienziati Edwards e Roberts hanno pubblicato uno studio dove risulta che avere chili di troppo è più dannoso per l’ambiente, in quanto una persona in sovrappeso mangia di più, il che richiede un aumento della produzione di cibo, e si muove maggiormente in auto, entrambi fattori inquinanti.
I due luminari hanno stimato che “ogni persona grassa sia responsabile di circa una tonnellata di emissioni all’anno in più rispetto a un magro, arrivando fino a un miliardo di tonnellate di Co2 all’anno in più in una popolazione con un miliardo di persone in sovrappeso”.
Hanno poi aggiunto che “Dobbiamo fare di più per invertire il trend verso il sovrappeso e riconoscerlo come un fattore chiave nella lotta per ridurre le emissioni e rallentare il cambiamento climatico”.
Lo studio condotto dai due scienziati inglesi apre nuove prospettive nella lotta all’inquinamento. Qui da noi infatti, al posto delle domeniche a piedi e delle targhe alterne, basterà mettere a dieta Giuliano Ferrara.
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La città trema

Sono al computer a rileggere commenti su questo stupido blog.
Il primo segnale è come di un portone che sbatte per troppa corrente, un colpo, un sussulto, ma basta per allertare i sensi e chiedersi che cos’era. Poi, un attimo o due dopo, un tremolio, il pensiero che corre a una parola sentita ripetere migliaia di volte in queste settimane. Il tempo di alzare la testa a cercare un lampadario, perchè è così che ti hanno detto che te ne accorgi, notare che è fermo e immobile come sempre ed è tutto finito. Un secondo, forse due. Sono sicuro, non era il tram che passava sotto casa.
La mia bella di là continua le sue cose come se non fosse successo nulla. Le dico che c’è stata una scossa. Mi dice, guardando il lampadario anche lei, che non ha avvertito niente: sarà stato il tram.
Il tram. Forse. Eppure no, se pesco nella memoria mi accorgo che anche quell’altra volta, anni fa, la avevo avvertita così, con quella sensazione di spostamento e il pensiero che subito corre a quella parola. Quella volta dormicchiavo sul divano, a casa dei miei, e mi svegliai con la sensazione di qualcuno che mi spostava in avanti, e sempre, sempre, quella cavolo di parola che in un nanosecondo arriva alla mente.
Controllo tra le notizie sul web. Nell’era telematica-cibernetica-digitalcomputerizzata attuale tutto è una lunga diretta e la notizia la trovo subito:
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-piemonte/sisma-piemonte/sisma-piemonte.html
Scossa di poco conto, non dovrebbe essere successo nulla a Bra e a Sanfrè. Nomi che conosco bene, paesi della Granda vicini a quello dove ho trascorso trenta anni della mia vita, dove ancora vivono le mie radici.
Una telefonata, devo fare una telefonata. Al primo squillo non risponde nessuno. Penso sia strano, riprovo. Risponde mia madre e dal tono capisco che non si è accorta di nulla. Era sul balcone a spazzare tra i vasi delle piante. Parla quasi solo lei, ma è tipico di mia madre. Mio padre non c’è, sarà con gli amici del circolo anziani lì vicino.
Non le dico niente della scossa, non c’è bisogno, ormai è passata.
Poi penso, Bra e Sanfrè: da quelle parti abita il mio amico Giorgio!
Non è che sta esagerando con le sue vignette esplosive?

Italia Anno Zero

Siamo uno strano paese, questo lo sappiamo tutti, e a volte mi viene il dubbio che la constatazione venga accompagnata dal sorrisetto soddisfatto tipico di chi si sta vantando, anche se non c’è nulla per cui farlo.
Siamo un paese che dà più importanza alle polemiche televisive che non alle faccende reali, che adora far polemiche sterili, e più sono stupide più ci piacciono. Un Paese in cui tutti sappiamo bene cosa bisogna fare, come si dovrebbe fare per far girare le cose per il verso giusto, ma nessuno riesce a farlo, anche perchè nessuno riesce a convincere nessuno. Si nasce con una opinione e si muore con quella, sia quella che sia.
Siamo un paese di santi navigatori e opinionisti, dove ognuno dice la sua su qualsiasi argomento, anche se non ha nulla da dire, anche se fà il giardiniere e si sta parlando di fisica nucleare. Pure io, certo. D’altronde sono italiano e anch’io sono ammalato di opinionite, per cui dico la mia, anche se non avrei nulla da dire.
Perchè in fondo cosa ne so io di terremoti e di cosa bisogna fare per prevenire i danni, o di come si governa un paese, per dire. So però che se fossi un amministratore pubblico, e mi arrivasse una informativa che denunciasse dei rischi per la comunità derivante da eventuali probabili scosse, forse mi preoccuperei. Forse. Se l’eventuale dolo ricadesse sulle mie spalle certo mi preoccuperei, ma il fatto è che prima di me, o sotto di me, o affianco a me c’è sicuramente qualcuno su cui scaricare la responsabilità. Non lo dico perchè lo farei, lo dico perchè si fà, e non in cattiva fede.
Per dire, arriva una informativa come questa e poco ma sicuro chi l’ha letta ha trovato tra le righe della stessa il modo per non poter intervenire, perchè di competenza magari della Provincia, o della Regione, o del Governo, o del Comune, o dell’ufficio di fianco, o del compagno di scrivania, ma non sua, e comunque non solo sua.
Poniamo che vorresti intervenire, fare qualcosa: dopo poco ti accorgi che sei impossibilitato a farlo. Troppe pastoie burocratiche, oppure troppa gente da interpellare, oppure c’è la scusa dei soldi che mancano, o che ora la priorità è la Sagra della Trippa e del Limoncello e i soldi sono destinati a questo, perchè nell’immediato portano soldi che adesso mancano e chissenefotte di domani.
Sono esempi stupidi, ma credetemi, è così che va. Il guaio è che va così in tutte le attivita italiane, sia pubbliche che private.
Qui nessuno ha responsabilità di nulla perchè le responsabilità sono talmente frazionate che alla fine tutti hanno colpa e tutti hanno ragione, o nessuno ha colpa e nessuno ha ragione. Se ci pensate vi accorgerete che è così dappertutto, in ogni ambito, in ogni settore, in ogni faccenda di questa Italia.
Questo Paese è malato alla radice di immobilismo e di irresponsabilità, intesa come mancanza di responsabilità. C’è qualcuno davvero responsabile di qualcosa? No, ognuno ha la sua scusa e siamo tutti così: come bambini abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi, perchè da soli non ce la facciamo, e se combiniamo qualche cazzata, che ci vuoi fare, so criature!
Forse siamo stati un gran popolo, quando ancora eravamo sotto mille padroni forse lo eravamo. Dico forse perchè anche lì, centocinquanta anni fa non è che avessero le idee ben chiare su cosa si dovesse fare: una Italia repubblicana o con una monarchia illuminata, sotto un re o sotto il Papa, una federazione o uno stato unitario? Alla fine qualcuno decise per tutti e si andò avanti, ma, come si dice a Napoli, fù come dare ‘o pazziariello ‘mmano a ‘è creature, il giocattolo in mano ai bambini. Oggi, centocinquanta anni dopo, il giocattolo non funziona più, e quello che era un popolo bambino non è mai cresciuto.
Una volta si diventava adulti dopo che la vita ti metteva di fronte a qualche trauma. Di quanti terremoti abbiamo ancora bisogno per crescere?

Low profile!

Lunedì di Pasquetta, ristorantino su un anonimo lungomare italiano, esterno giorno. L’intervistato, noncurante del microfono che l’apprendista giornalista gli pianta sotto il naso, continua a far finta di scattare una foto con la compatta digitale 149 euro scontata fnac, e non risponde. Attimi di panico nella troupe inviata speciale sulle piste dei vacanzieri. L’operatore vacilla, l’inquadratura trema per un secondo, ma l’intraprendente aspirante cronista non si perde d’animo e, certa di arrivare a ottenere una risposta convincente e esaustiva, insiste nella decisiva e originale domanda: “Come è stata questa Pasquetta?”.

Il tema, bisogna capire, è delicato, e l’aspirante cronista lo sa. Sa che tutta Italia freme in attesa di sapere come è andata questa Pasquetta. Non vede l’ora di saperlo, proprio non aspetta altro. E oltretutto il servizio andrà in prima serata tiggiuno e occorre far bella figura.
Il prescelto per la ribalta nazionalcatodica però continua imperterrito a far finta di riprendere scene di libagioni e piatti di abbacchio e quasi non si cura del fatto che c’è una telecamera a riprenderlo. Ma è un errore. Il sopracitato prescelto sa bene di essere ripreso, e si sforza di apparire rilassato. Sa anche che dire “ciao mamma” e salutare con la manina, come vorrebbe fare, è da zotico anni ’60, per cui prende tempo, studia una risposta mentre controlla lo scatto appena effettuato e poi dice, con flemma, testualmente: “Certo è stata una Pasquetta low profile, dati i recenti eventi etc etc”.
Servizio salvato, aspirante cronista forse meno aspirante, il prescelto corre a programmare il videoregistratore, io resto accasciato sulla poltrona.
Low profile! E’ stata una Pasquetta low profile! Mentre l’idiota finisce la frase a me arriva una fitta al torace tipo Nanni Moretti in Palombella Rossa!
Quelle due parole di provenienza anglofona, lou profail, continuano a risuonarmi in testa come il suono di un carillon rimasto incantato su due uniche note, stonate, e mentre queste risuonano richiamano una serie di domande, questa volta mie, a cui nessuno darà una risposta.
Una su tutte: ma come cazzo parla ‘sta gente?
Voglio dire, puoi usare un sacco di altri termini, italianissimi e azzeccatissimi, per poter definire questo lunedì di Pasqua 2009. Puoi dire ad esempio che al contrario di altre più spensierate è stata una Pasquetta in tono dimesso, una festa modesta dati i tempi, povera forse, magari umile, oppure solamente semplice e senza pretese. Ecco, te lo concedo, puoi anche arrivare a dire che è stata di basso profilo, se proprio non ti viene il termine adatto. Ma low profile no, quello non lo puoi dire.
A meno che non tu non sia di quelli che giornalmente siano usi ad effettuare dei brainstorming in videoconference nell’ambito di noiosissimi briefing che ti permettano di essere al top nella sfida data dalla new economy.
Oppure un elettore del Popolo della Libertà.