Sdolcinato post

” Lo sai che più si invecchia, più affiorano ricordi lontanissimi”, cantava Battiato anni fa, e aveva ragione, capita questo. Che in circostanze particolari, come può essere il Natale, i ricordi riaffiorino spontanei e ci si stupisce per la loro lontananza nel tempo. Rivedersi, in quella età felice fino ai nove anni trascorsi in un paese di montagna, montagna del sud, nel letto a guardare ammirato le luci intermittenti dell’albero appena fatto, mentre fuori la neve ovatta anche i pochissimi rumori che arrivano e l’odore del camino si spande per le stanze, anche se ricordare gli odori è operazione difficile, ma con sforzo si riesce anche in questo. Stupirsi, di quanto sia vivido questo ricordo in sè insignificante, ma che si sa essere fatto di gioia pura, e alla fine comprendere come i ricordi spontanei, quelli nati dal nulla e tornati alla mente solo per associazioni non cercate, ricordi sia di gioia che di dolore, diano la dimensione del vivere. Non è vero che vivere di ricordi sia un male, spesso sono il racconto di una esistenza comunque vissuta. Chi non ha memorie e ricordi alla fine non ha vissuto, credo.
Bah. Sciocchezze natalizie, in fondo.
Avrei voluto fare un post contro la retorica del Natale e invece mi ritrovo a farne uno che esalta questa retorica, ma è piacevole rendersi conto di essere in grado di cambiare idea, anche in corsa, seguendo quello che si ha dentro. E allora continuo, e anzi esagero: faccio anche gli auguri.
Auguri a quanti credono, in qualsiasi cosa, perchè fa bene all’anima, e a quanti invece non credono più a nulla, meschini.
Auguri al barbone che ho incrociato oggi pomeriggio, mentre si preparava il ricovero per la notte, a cui non ho regalato nulla, perchè la fretta non fa vedere e non fa pensare, anche se quasi ci inciampi dentro.
Auguri a chi lotta, ognuno a suo modo, perchè lottare fa rimanere vivi, e auguri a chi ha smesso di lottare, perchè se è una scelta ponderata non può che essere giusta.
Auguri alla mia bellissima, che mi rende felice e che mi ricorda con la sua presenza chi sono, e auguri ai miei, che forse non mi hanno mai capito, ma che mi hanno sempre aiutato, e che con la loro presenza mi ricordano da dove provengo.
Auguri al nuovo imperattore del mondo (non è un errore la doppia t), Barack Obama, compito ingrato lo attende, che sappia recitarlo al meglio, e auguri anche a tutti i burattini messi a capo dei vari governi, hanno tutta la mia incomprensione.
Auguri a quanti si prendono sul serio e a quanti, di certo più simpatici, hanno il coraggio di ridersi addosso, auguri a quanti augurano buon solstizio invece che buon natale e a quanti non gliene importa nè di uno nè dell’altro.
Auguri a tutti quelli che leggono questo spazio, bloggers e quanti altri, non siete tanti ma siete giusti, ed era quello che mi auguravo foste. Non conosco nessuno di voi personalmente, ma a leggervi è come se ci si fosse sempre conosciuti, ed è una bella cosa.
A me, perlomeno, piace.
Auguri.

Chiedi chi erano i Pogues

Oddio, proprio bello non lo è mai stato, anzi. Shane MacGowan nel panorama musicale è da annoverare tra i front-man più brutti della storia, più che un cantante sembrava un personaggio disegnato da Robert Crumb. Aveva però quella voce roca il giusto, e quell’ aria da irlandese orgoglioso e sbevazzone che ce lo rendeva comunque simpatico, e con lui tutta la sua band, the Pogues, esportatori di quel filone irlandese che anni fa andava tanto di moda, specie fra i sinistroidi musicanti. Senza di loro i Modena City Ramblers probabilmente avrebbero dovuto adattarsi a suonare polke e mazurke (e sarebbe stato meglio) e tante serate in piccoli pub pseudo irlandesi non avrebbero avuto modo di esistere.

L’avevo perso di vista anni fa. Avevo letto di una rottura col gruppo e della continuazione in uno Shane McGowan and the Popes, nuovo gruppo del nostro, che però non sono mai andato a cercare, anche perchè mi era parso triste il giocare fra l’assonanza dei nomi Pogues e Popes. Odio vedere il declino di qualcuno che mi ha fatto passare belle serate, mi intristisce veramente.
In quello che da qualche tempo è diventato il nostro mi ci sono imbattuto per caso, navigando a muzzo sulla rete (chi vuole può andare a cercarlo qui, o qui, oppure qui).
Non è stato piacevole. Non è un bello spettacolo vedere quanto l’alcool può devastare una persona, ma c’è da dire che più che disgusto provoca una tristezza infinita.
Il pezzo sotto è di qualche annetto fa. A suo modo premonitore.

The Fairytale of New York- The Pogues

Pre(tele)visioni

Come preannunciato stasera nevica anche sulla città della Mole. Ormai le previsioni del tempo non sbagliano manco a pagarli, riescono a dirti pure l’ora precisa in cui un dato evento meteo si verificherà e non so perchè, ma a pensarci preferivo i tempi in cui il Colonnello Bernacca citava anticicloni delle Azzorre e venti moderati da nord-est per concludere che sì, forse, è probabile che piova ma anche no: insomma aspettate domani e lo scoprirete da soli!
E’ come se ci avessero levato quel particolare piacere dell’incertezza, che magari scocciava in caso di maltempo ma che ti faceva anche godere delle giornate di sole inaspettate, magari in pieno inverno (capita) dove è meno probabile e proprio per questo più piacevole. Oggi con una settimana di anticipo ti avvertono che ci sarà freddo gelido per tre giorni poi una breve pausa poi ancora freddo poi finalmente sole ma solo per un giorno. E che palle! Come posso dire Wow! Nevica! se sapevo già da due giorni che lo avrebbe fatto? Guardo fuori dalla finestra e dico: “Nevica, come avevano detto”. Non è proprio la stessa cosa.
Che poi chissà come mai ad ogni nevicata si ripetono le stesse scene, traffico in tilt e autostrade paralizzate. Bah!
C’hanno tolto dunque il piacere dell’inaspettato e in cambio ci avvisano di tutto quanto, tutto quello che non serve ovviamente. Ad esempio dello sconquasso economico finanziario di questo disgraziatissimo 2008 mica c’avevano detto nulla. Sì qualcuno lo aveva detto, qualche bravo analista finanziario si era azzardato a dire in tempi non sospetti che prima o poi ne avremmo visto delle belle, ma chi ci ha fatto caso? Nessuno o quasi li ha presi sul serio visto che gli organi ufficiali, così bravi a prevedere nebbie e venti forti, non ne hanno mai fatto parola. E questa non era una cosa che metti guanti e berretto di lana e l’hai risolta, questa se va avanti così ti leva sia i guanti che il berretto! Era così imprevedibile? Credo proprio di no.
Comunque sia, visto che appena nevica, nonostante il largo anticipo con cui ci avvertono dell’evento, le città e le autostrade riescono ugualmente ad andare in tilt, tanto vale sostituire le previsioni del tempo con più incerte ma proprio per questo più gradevoli previsioni astrologiche: invece del meteo, l’oroscopo. Serve a un cazzo uguale, ma vuoi mettere Alessandra Canale col colonnello Guido Guidi?

Rouge at work

Illustrazione di Enki Bilal
Buffa cosa. Sono passato da una situazione di zero lavoro, con il mancato rinnovo del contratto praticamente certo, al fare due ore di straordinario al giorno (e va avanti da tre settimane).
Per carità, non è il caso di lamentarsi visti i tempi, anche se lo si potrebbe fare tranquillamente, dato che questi tempi non credo li abbiamo creati noialtri, eppure ci tocca subirli.
Tutto questo per dire che prosegue l’esilio forzato da questi spazi, sperando di ritornare a un ritmo più normale in breve tempo. Per ora tocca faticà!

Working Class Hero – John Lennon