Aspettando un nuovo medioevo

Vedremo, come andrà a finire questa storia di veline e di donnine, ma anche di potenti e di ospedali pugliesi. Per ora si è obbligati ad assistere ad uno spettacolo indegno da tardo impero, indegno forse anche per il tardo impero, tra arriviste disponibili e potenti presunti satiri, presunti satrapi, presunte vittime di complotti internazionali orditi a loro danno da chissà quale mano potente e ostile, che forse c’è forse no. Con buona pace di noi poveri fessi che pensavamo fosse lui il potente, e ancor più fesse dunque le ragazze che gli si sono concesse e quanti gli scodinzolano attorno.
In questi anni di fine impero la politica è scomparsa, sotterrata da una montagna di spazzatura ideologica, giornalistica e reale, la morale è cosa vecchia e superata, l’etica sconosciuta. Oggi invece di politica inchieste e manovre economiche leggiamo sui maggiori quotidiani cronache da rotocalco, assistiamo ai quotidiani di famiglia titolare Siamo Tutti Berlusconi , come a dire che per difendere un puttaniere siamo tutti puttanieri, notiamo telegiornali nazionali occultare quello che sta diventando imbarazzante oltremisura (per le frequentazioni del nostro Presidente del Consiglio con un indagato dalla Guardia di Finanza, mica per il “giro” di ragazze: di quello in fondo chissenefrega), al silenzio (imbarazzato? solidale? complice?) sia a destra che a sinistra, e noi lì in mezzo a guardare e leggere e a cercare di informarci con sempre maggiore difficoltà, inebetiti da tanto ciarpame seminato per vent’anni e maturato oggi, a chiederci se gli imperi debbano sempre cadere con un bagno nel liquame.
Ma tranquilli, non cadrà ancora, non è ancora tempo. Il gran varietà del G8 è imminente e nessuno, nè a destra nè a sinistra, è pronto a raccogliere l’eredità, scomoda, del ducetto in lupetto nera. E poi lo schifo non ha ancora toccato l’apice, c’è ancora gente che non ha capito e che non sa, che ancora lo vota e lo difende, che lo invidia (sic) e lo insegue.
Ci vorrà ancora del tempo, poi sarà di nuovo medioevo, e per il rinascimento….beh, quello è ancora lontano.

Antropologicamente diversi

“Vergogna, non avete nobilità d’animo, non sapete cos’è la libertà, non sapete cos’è la democrazia. Restate dei poveri comunisti”.
Queste le parole del Bandana rivolte a quanti lo hanno contestato in un comizio in quel di Cinisello Balsamo (qui il video). Parole dette da uno che colleziona ragazze ben più giovani di lui come fossero figurine e che non si fa scrupolo a corrompere avvocati per il proprio interesse, tanto per fare un paio di esempi, denotano certo una “nobilità d’animo” eccezionale, come pure di sapere bene cosa sia la “libertà”, tanto da pensare che tutti gli altri, magistrati e giornali in primis, ne abbiano troppa, e si sà il troppo fa male, per cui bisogna levargliene un po’ con leggi ad hoc.

Nobile da parte sua anche il fatto che appena tornato al potere decidesse che la legge sarebbe stata uguale per tutti tranne che per lui e altri tre tirati in ballo proprio per non far vedere che si stava esagerando, come nobilissima anche la legge elettorale con cui siamo costretti a votare, vero esempio di democrazia, dove il popolo non può far nient’altro che sottoscrivere scelte operate dalle segreterie di partito.

Su un fatto siamo d’accordo, quando dice che “siamo antropologicamente diversi”.

Infatti, non c’è proprio paragone.

Live in Turin

L’estate è arrivata e come ogni anno si porta dietro un bel po’ di eventi musicali da godersi all’aperto a Torino e dintorni .
Tra i rientri, dopo un paio d’anni di assenza, il Chicobum Festival a Borgaro Torinese, che inaugura oggi per protrarsi fino a fine luglio. Da segnalare la presenza di Stewart Copeland batterista dei Police nella Notte della Taranta il 1 Luglio, Caparezza il 6 luglio e i Motel Connection il 25 giugno.
Già dal 3 giugno invece si sta svolgendo Colonia Sonora al Parco della Certosa Reale di Collegno e si protrarrà sino al 25 luglio proponendo tra gli altri Roy Paci & Aretuska, Goran Bregovic e uno spettacolo teatrale di Ascanio Celestini.
La rassegna più attesa, il Traffic, quest’anno abbandona il Parco della Pellerina per trasferirsi alla Venaria Reale per i concerti gratuiti e in varie location della città, come già gli scorsi anni, per gli eventi collegati. Il Festival andrà in scena dall’ 8 all’ 11 luglio e vedrà protagonisti tra gli altri Nick Cave & The Bad Seeds, Primal Scream e nella serata conclusiva gli Underworld.
Insomma una estate come al solito ricca di musica.
Spero di godermene un po’.

Underworld – Cowgirl [Everything, Everything]

Non svegliare il can che dorme! Ovvero: Oggi mi ha telefonato il Bandana

Su Torino giornate di afa, in piemontese “tuf”, marcando leggermente la t iniziale dando un senso onomatopeico alla parola. Caratteristiche del tuf sono (nell’ordine): caldo feroce, umidità a percentuali ittiche, nel senso che si boccheggia come pesci e si vorrebbe avere le branchie come loro, cielo di un colore indefinito tra l’azzurro e il grigio, totale assenza di nuvole tranne un enorme velo di vapore che avvolge tutto impedendoti la visuale delle colline e delle montagne circostanti.
In queste giornate la mia pressione tende a scendere nel negozio di alimentari sotto casa a cercare il frigo delle verdure e a sistemarcisi dentro, il mio corpo azzera tutte le attività non necessarie, e il mio cervello tende a sciogliersi nell’umidità all’ottanta per cento che avvolge tutto.
Per reazione alla calura giornaliera il mio metabolismo mi costringe a cercare il fresco notturno, che non c’è, per cui il mio metabolismo non da prova di grande furbizia, ma resta il fatto che vado a letto decisamente tardi e, potendolo fare, mi alzo decisamente tardi.

Ma dato il caldo fatico a prendere sonno, anche grazie al continuo via vai sotto casa di auto che si fermano a portiere aperte e lo stereo a palla, per comprare le sigarette all’automatico proprio sotto il mio palazzo. Dalla musica che arriva capisco chi si ferma, della serie dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei, e mi sono fatto una certa esperienza in materia, beccando alle prime note se il soggetto aspirante fumatore è italiano o straniero, uomo o donna, vecchio o giovane, chierico o zulù. Questi ultimi sono la categoria peggiore, in quanto il tunza tunza che li caratterizza va necessariamente ascoltato a livelli altissimi sennò non c’è gusto, per cui quando un tamarro si ferma all’angolo e pompa nelle casse quella sottospecie di musica, in genere dopo pochi minuti senti quella della sirena d’ambulanza che arriva a prelevare qualcuno dei tanti anziani della zona a cui è preso un infarto.
La musica (!?!) che mi ha svegliato stanotte proprio mentre avevo preso sonno, e voi lo sapete quanto è fastidioso essere svegliati proprio nell’attimo in cui sei di là e saluti Morfeo, era di una categoria diversa, tra lo zulù e il nostagico. Dalla finestra sono arrivate le note di una Loredana Bertè anni ’80 e gli strilli dell’auomobilista donna che ci cantava assieme a squarciagola NonSonoUnaSignora, e mai dichiarazione poteva suonare più appropriata, perchè signora forse no ma stronza sicuramente sì.
Comunque il sonno è rotto e prosegue a fatica tra una decina di risvegli dovuti a gatto che miagola, e vabbeh, caldo che soffoca, e vabbeh, sveglia che suona ma la si spegne ci si gira dall’altra parte e vabbeh, testimone di Geova che rompe al citofono volendo assolutamente parlare con me di Bibbia e della fine del mondo e vabbeh, finchè a metà mattinata, appena riaddormentato, suona il telefono. Sacramento il giusto e rispondo con voce impastata e bollicine nel cervello, dall’altra parte una voce, stranamente familiare, con accento vagamente lumbard comincia a recitare “Caro amico e cara amica…”. Ci metto qualche secondo a dissolvere le bolle che ho in testa per collegare quella voce a qualcosa di conosciuto, a capire che è un nastro registrato, uno spot elettorale per i vicini ballottaggi e che la voce è proprio la sua, di Papi, del Bandana in persona! E a questo punto tutti i vabbeh detti in precedenza prendono forma e vendetta nel più sincero vaffanculo che ho mai pronunciato nella mia vita!
Dall’altra parte non c’era nessuno a sentirlo, ed è un peccato. Mi consolo pensando a energie smosse, a input lanciati nel mondo, a vaffa che viaggiano comunque nell’etere e prima o poi, lo so, finiscono per arrivare a destino, perchè vedere il suo faccione da tutte le parti passi, leggere di tutte le minchiate che combina passi, sentirlo nominare duecento volte al giorno passi, ma pure venire a rompere le balle a casa mentre uno dorme, no!
Eccheccazzo!

Frasi da Paz

Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr’anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato a San Benedetto del Tronto, mio padre è pugliese, ho un fratello e una sorella di ventidue e quindici anni.

Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo.

Da undici anni vivo solo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali e nel ’74 sono divenuto socio di una galleria d’arte a Pescara: “Convergenze”, centro di incontro e di formazione, laboratorio comune d’arte. Sempre nel ’74 sono sul Bolaffi. Dal ’75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal ’71 al ’73 ai marxisti-leninisti. Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mal curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto sempre i guanti.

Ho la patente da sei anni ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal ’76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile “Frigidaire“. Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista ch’io conosca.

Io sono il più bravo disegnatore vivente.

Amo gli animali ma non sopporto di accudirli.

Morirò il sei gennaio 1984.

(Andrea Pazienza da Paese Sera, 4 gennaio 1981)


Su una cosa sbagliava, sull’ultima frase.

L’importante è saperlo

Sono nato verso la fine degli anni ’60 e posso dire, con gli Offlaga Disco Pax, che “ho fatto l’esame di seconda elementare nel 1975: il socialismo era come l’universo in espansione”. Evidentemente nel frattempo deve aver trovato il suo limite ed è imploso, perchè crescendo di socialismo ne ho visto ben poco. Sì ok, quello di Craxi, anni ’80 o giù di lì, ma se quello era socialismo io sono Martina Navratilova, e comunque quelli, i socialisti, avevano già barattato la falce e il martello per un garofano, il che la dice lunga, o almeno dovrebbe.
Mica lo sapevo, crescendo, che mi sarei ritrovato in un mondo folle.
Ma va bene, ne prendo atto, l’importante è saperlo.

E’ questa considerazione che mi fà accettare pure frasi come queste, quando invece ti saresti aspettato almeno un po’ di freddezza da parte di uno di colore definito “abbronzato” da un pagliaccio travestito da premier.
E vabbèh.