Che dire? (Quando non c’è niente da dire)

Un post forse inutile con una importante nota al fondo.
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In una striscia dei primi anni ’70 della serie Mafalda l’amica Susanita impreca contro l’aumento della popolazone terrestre. Alla domanda dell’altro amico Felipe su quale possa mai essere il problema Susanita risponde: “Che fra tanta gente, noi individualisti non ci troveremo per niente bene!”.
In realtà, per quello che vedo sento e leggo in giro, Quino è stato smentito bellamente dai fatti, ritrovandoci invece in una società dove ognuno canta per sè, incurante delle opinioni altrui. Con questo non intendo certo chiamarmi fuori: faccio parte anch’io purtroppo del coro stonato che si alza quotidianamente, e anch’io come tutti mi ritengo depositario di insindacabili verità.
Lo si vede dalle piccole cose, come gira il mondo. Anche una discussione banale sui mali della Juventus, per parlare di fuffa, ti può dare l’idea della chiusura mentale su posizioni stabilite per non dover essere mai cambiate: per me, da subito, è stato un errore mandare via Ranieri la scorsa stagione, per altri era cosa buona e giusta. Nonostante i fatti stiano avvalorando la mia tesi (la Juve infatti sta giocando la peggior stagione da quaranta anni a questa parte e Ranieri alla Roma sta facendo grandi cose), c’è ancora tra quelli che erano per l’allontanamento chi caparbiamente si ostina a rimanere sulla propria idea, non ammettendo nemmeno l’evidenza.
Frutto di un pensiero ottuso o solo salvaguardia delle proprie idee? Non essendo questi di cui parlo degli ultras irriducibili ma normalissimi simpatizzanti (con un certo grado di cultura, tra l’altro) verrebbe da pensare alla seconda ipotesi, dunque a dire che pur di non ammettere un errore di valutazione si persiste nell’errore, rifiutando di vedere la realtà così come è. In pratica salvaguardare le proprie idee, per quanto sbagliate siano, è più importante che riconoscerne la loro oggettività, quasi come se rimettendo il proprio pensiero si perdesse la propria identità, il “penso dunque sono” portato alle estreme conseguenze.
Ora, stiamo parlando di calcio e dunque di niente, ma lo stesso atteggiamento mentale si presenta in tutti gli ambiti che prevedono una presa di posizione personale: difficilmente troverete mai qualcuno disposto a fare un passo indietro a rivedere le proprie tesi e a riconoscere quelle degli altri come giuste. Al massimo capiterà che cambierà idea e sosterrà successivamente di averla sempre pensata così!
Finchè si parla di calcio va bene, il problema arriva quando si vanno a toccare temi un po’ più seri, ma anche lì il modello è applicato nella stessa identica maniera: ci si fa una idea, si sceglie un campo, si gioca sempre in quello, nonostante tutto.
Dato che le idee non sono poi così individuali e originali (costa tempo e fatica e noi siamo solo quello che siamo), e che in genere si prendono solo a prestito idee altrui per farle proprie e in cui riconoscersi (chè l’uomo è un animale sociale e menate del genere), assistiamo a una forma di individualismo schizofrenico dove si hanno idee proprie mutate da idee altrui e inserite in un contesto collettivo da cui si differisce per questioni a volte di punteggiatura, necessarie a mantenere l’illusione del proprio essere individuale. Questo crea danni, perchè pur riconoscendo intimamente a posteriori una cosa come sbagliata non lo si ammette per non venir meno a ciò che si è pensato e detto: la coerenza valore assoluto anche quando si è in errore, l’ideologia prende il posto dell’idea, il “penso dunque sono” diventa “idealizzo dunque sono”, e tutto è filtrato attraverso l’ideologia, per cui anche la morte di un comico viene vissuta non per quella che è (la morte di uno che ti ha fatto ridere) ma per quello che l’ideologia impone (essendo lui di destra non è il caso di celebrare troppo). Ho fatto questo esempio ma se ne potrebbero fare diecimila al contrario, con la ragione a sinistra e il torto a destra, dove la realtà dei fatti è occultata sotto il velo della propria incapacità di riconoscere un proprio eventuale errore di valutazione.
Dunque nessuno cambia idea, dunque per ognuno la propria opinione è valida e immutabile nel tempo, dunque uno che appoggiava Bandana continuerà ad appoggiare Bandana nonostante tutto, non perchè non possa riconoscere che sia quello che è, ma per non riconoscere che ci si è sbagliati la prima volta e dunque non scadere ai propri stessi occhi. Questo, per chi è a destra, causa un certo immobilismo, a sinistra invece, complice la necessaria e giusta presa di coscienza post-muro, accade l’assurdo di mettere in discussione tutto ma proprio tutto, anche quello che non dovrebbe essere messo in discussione: in pratica si è immobili per i motivi inversi, per quanto la ritengo una condizione preferibile, mettere in discussione tutto piuttosto che accettare acriticamente tutto.
Il pentimento (non religioso) non è una sensazione dei nostri tempi, di conseguenza l’umiltà non è una dote attuale, da qui tutto il resto di considerazioni che si possono trarre. E che sono certo chiunque trarrà, a modo suo.
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P.S.
Le Cronache Tauriniche per il momento si interrompono. Difficile per me in questo momento dire cose che non sono già state dette in questi due anni, difficile anche trovare il tempo e la voglia, soprattutto, di farlo, dunque meglio fermarsi qui.
E’ un arrivederci, perchè continuerò a seguirvi sulle vostre pagine, e forse prima o poi mi tornerà la voglia di aggiornare le mie.
Ci si vede dunque, e buone cose a tutti.
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