Niente di nuovo (sul fronte occidentale)

La vittoria di Cota in Piemonte per una manciata di voti in più, grazie sicuramente a quelli di sinistra confluiti nella lista grillina del Movimento a Cinque Stelle, è stata salutata in diretta Raiuno dai leghisti in festa al grido di “Chi non salta comunista è!”.
Quando vicende politiche che riguardano la vita concreta di un cittadino, il suo vivere in una comunità, viene vissuta come una vittoria in un torneo di calcio, direi che ogni possibile commento risulterebbe fiato sprecato. La distanza del “sentire” politico e sociale fra le due fazioni è infatti diventato abissale, diventando una questione che dall’ ideologico è sfociato nell’ antropologia, e l’unica considerazione che mi viene da fare e che non è un bell’esemplare di umanità quella che ne viene fuori vincente. Una umanità razzista, populista, arrogante, intollerante, egoista. Brutta, per dirla in un solo termine. Incapace di trovare la contraddizione tra l’ergersi a paladina di valori cristiani e l’adorare ampolle d’acqua in riti tra il fieristico e il pagano, incapace di mettersi in altri panni che non siano i propri, di riconoscere altre culture che non sia la propria (se di vera cultura si tratta), di riconoscere la differenza tra una rassegna teatrale e una sagra della trippa, di riconoscere, più seriamente, che molta della fortuna del Nord è stata costruita sulle spalle di chi aveva una cultura diversa, meridionali come stranieri, necessari e pur tuttavia odiati.
Queste sono comunque cose che già si sapevano, la presenza della Lega al nord non è una novità, questa è solo una ulteriore conferma del suo attecchimento sul territorio e tra la gente, e non sarebbe stata la vittoria del centrosinistra a cambiare la situazione, si sarebbero solo limitati i danni.
C’è però in giro un gran bisogno di altro, come dimostrano i dati sull’astensione, aumentata, e il voto di protesta confluito per lo più ai grillini. C’è bisogno di una politica che sappia risolvere i problemi della gente senza che sfoci nel populismo e nell’arroganza di cui sono maestri quanti ora comandano, che sia onesta e rispettosa non solo di chi rappresenta ma di tutti, che sappia fare cultura e creare una generazione di cittadini migliori e più responsabili della cosa pubblica, che sappia guardare agli interessi di tutti nessuno escluso e che lo faccia in maniera giusta e corretta.
Questo è “l’altro” a cui chi è a sinistra dovrà essere in grado di fornire risposte adeguate e convincenti. Ci sono tre anni di tempo, non credo basteranno, vale la pena tentare.

3 Risposte

  1. si, vale veramente la pena tentare; spero che i nostri dirigenti però non si giustifichino con l'astensionismo, la destra avrebbe vinto comunque.

  2. Caro harmonica, formalmente non è che abbiano proprio vinto eh? Anzi il berlusconismo comincia a perdere. Il problema è che ad avvantaggiarsi è una forza populista e ignorante cresciuta proprio in quella terra di nessuno che è diventata la sinistra. Forse un ricompattimento non sarebbe male no? O ne dobbiamo ancora discutere?

  3. @ Harmonica: c'è poco da giustificare, più che altro ci sarebbe da capire.

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