One hour, fifty minutes, thirty seconds in the life of….

Quando varco la porta dell’agenzia l’odore che mi arriva è di cattivo disinfettante, troppo pungente, devono aver appena lavato. Due teste di ragazzette sporgono solo un poco dall’alto bancone, mi guardano appena, salutano, forse, non mi pare, ormai non ci faccio più caso, in genere i miei buongiorno rimangono soli come mosche d’inverno, scacciati via quasi allo stesso modo.
Le due ragazzette hanno l’età apparente di venti e qualcosa anni, o giù di lì. Hanno la stessa faccia, la stessa corporatura, gli stessi capelli lisci, vestite quasi allo stesso modo, diresti sono gemelle, o forse sono solo gli anni in più che ho che cominciano a farmi vedere la gente tutta uguale, non saprei dire, ma è comunque il metro di un mio mondo che comincia ad essere poco frequentato, da giovani intendo.
Una delle due mi dà un modulo da riempire, poi sparisce nel retro e non potrò più valutare se davvero sono gemelle o solo frequentatrici degli stessi negozi. Compilo, intanto. Sono diventato un vero esperto di moduli da riempire, li compilo a velocità record, ho persino mandato giù a memoria il mio codice fiscale. Qualche dato lo metto a muzzo (chi ricorda più il mese del mio terzo impiego?) e comunque nessuno mai controllerà, nel caso non è che abbia poi molta importanza. Trattamento dei dati, croce sul no, poi restituisco e mi preparo alle domande, scontate, sempre uguali, che la ragazzetta si appresta a pormi.
Sì, da nove anni lavoro in quel settore e sì, mi sono già occupato di questo. Se so cos’è quel tal documento? Sì, certo (da nove anni lavoro in quel settore, forse anche solo per sbaglio l’avrò sentito nominare, no? vabbeh!). Prima facevo quella talaltra cosa, l’ho fatta per quindici anni per cui so di cosa stiamo parlando (ma li leggete i curriculum o ne fate areoplani?), e mastico un po’ di lingue straniere, inglese francese e per lo spagnolo basta mettere la esse alla fine di ogni parola, internet sicuro, office manco a parlarne per cui eccomi qua, sono l’uomo giusto, apposta per quel ruolo, non ce n’è meglio di me, cazzo fidati un po’!
In realtà le ultime cose sono solo pensate, mentre la ragazzetta che può essere mia nipote dice haha a ogni mia risposta e mi squadra per catalogarmi, in tre minuti deve decidere dove posare i fogli su cui c’è scritta metà della mia vita, se nei portadocumenti o nel cestino della spazza.
Saluti, arrivederci, le faremo sapere, comunque la dittà valuterà, la chiameremo, ormai è nel nostro database, se c’è qualcosa, certo, buongiorno. Esco.
Non so se ha realmente detto tutte le ultime frasi, ormai le confondo quasi quanto le facce delle ragazzette. Sono stato dentro dodici minuti, ce ne ho messi cinquantatre per trovare il posto, dovrò guidare fino a casa per altri tre quarti d’ora.
Alla radio una canzone decente, finalmente.

8 Risposte

  1. Ti capisco, come ti capisco. Ci sono passata anch'io, numerose volte, in varie parti della mia vita. Tieni duro. Non demordere. Se c'e` una giustizia, arriveranno tempi migliori anche per te.Un abbraccio

  2. Grazie Martina, ma tranquilla, se ne è già viste di peggiori🙂

  3. Nelle agenzie interinali ci andavo una volta, mi iscrivevo e poi non tornavo più: umiliante trovarmi di fronte delle stagiste o precarie esse stesse alle quali affidare le mie speranze e la mia (poca) professionalità.Ora c'è un lavoro precario e un altro mese di vita, poi chissà che anch'io riprenda la via crucis da gente che difficilmente saprebbe piazzare un proprio parente figuriamoci un vecchio (professionalmente parlando) come il sottoscritto.Diciamoci la verità Rouge: entrare in quei posti serve, 99 volte su 100, solo per mettersi la coscienza a posto e dire "ho fatto tutto il possibile", ma sui risultati meglio stendere un pietoso velo….

  4. Dire di aver fatto tutto il possibile non è poi cosa da poco.

  5. Bello ma triste il tuo scritto.Un salutoMario

  6. Rouge, m'è parso di rivivere alcuni momenti della mia vita in cui andavo "a muzzo"…A proposito, termine che scopro essere anche delle tue parti…a Palermo è utilizzatissimo e c'è qualcuno che dice anche di "fare le cose a muzzo come i cavoli a mazzo". In bocca al lupo, Rouge…ma eviterei queste agenzie…mi butterei più sulla comunicazione…hai provato? Ciao!!

  7. @ Mario: beh, almeno è bello. Grazie.

  8. @ Bruno: la parola più utilizzata a Torino è "minchia", ho detto tutto.

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