Una buona notizia, finalmente.

A volte qualche buona notizia arriva a dire che le iniziative popolari possono ancora riuscire nell’intento di mettere un argine alla deriva di questo assurdo Paese.

La delibera di iniziativa popolare per impegnare la città a mantenere pubblici gli impianti e la gestione del servizio idrico è stata approvata l’altro giorno in Consiglio Comunale, portando alla modifica dello Statuto della Città di Torino (qui e qui). La notizia è stata rilanciata dal Blog di Beppe Grillo e da pochi altri organi di informazione. Sui grandi quotidiani non si trova neanche un rigo (almeno sulla rete, sul cartaceo non so).
Per una volta una firma messa e il freddo preso a manifestare è servito a qualcosa. Meno male.
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Coerenza

L’8 novembre del 1987 mi recai a manifestare come tanti il mio dissenso sull’utilizzo dell’energia nucleare in Italia. Lo feci nella maniera permessa, ponendo una croce sull’abrogazione di tre norme in materia nucleare appunto, che se in teoria non significava dire sì o no alle centrali, di fatto era come se lo facesse, tanto che dopo il referendum la costruzione di alcune di queste in Italia venne interrotta e il progetto accantonato.
Oggi quel recarmi alle urne di 23 anni fa risulta essere stata una perdita di tempo e uno spreco di denaro pubblico, al solito. Dalle parti di Roma infatti hanno approvato con decreto i criteri per la scelta di nuovi siti per la produzione di energia elettrica nucleare e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi da queste prodotte.
Lasciamo da parte il fatto che a me non interessa quanto siano diventate sicure oggi queste centrali, che non mi frega nulla se siano di terza quarta quinta ottava generazione, se hanno inventato nuovi sistemi per smaltire i rifiuti tossici, se hanno in progetto di spedirli sulla Luna o su Marte; lasciamo anche da parte il fatto che siamo in Italia, dove un’opera pubblica arriva a costare il triplo rispetto ad altri posti, dove le stesse opere pubbliche cascano dopo qualche anno come castelli di carte (vedasi terremoto dell’Aquila), dove è notorio il dissesto idrogeologico e ambientale: rimane che ho già detto no una volta!
Mica ho cambiato idea.

Piccoli cloni crescono

Uno sente ‘sta roba alla radio e dice “Toh, è tornato Prince!”.
Invece no, scopri che sono gli Ok Go.
Che dire, preferivo Prince.

Smog on the water

Da qualche parte ho letto che l’uomo si nutre di tre cose: cibo, aria e impressioni (qui un accenno). Beh, oggi come oggi siamo messi davvero male.
Il cibo è quello che è, non so voi ma ormai per risentire il sapore di un frutto o di un qualsiasi altro alimento devo fare uno sforzo di memoria e andare a pescare molto indietro negli anni, e non è raro stupirsi quando si mangia qualcosa che corrisponde realmente al gusto che ci si aspetta. Certo noi abbiamo preso delle abitudini completamente sbagliate, non sappiamo più abbinare un prodotto alla relativa stagione (qui e qui), abituati come siamo a vederli in bella mostra al supermercato in ogni periodo dell’anno, per cui ci stupiamo se i pomodori comprati in inverno sanno di nulla e hanno la consistenza di palline da tennis, però chissà perchè anche in estate spesso non è che siano granchè gustosi.
Per quello che riguarda l’aria siamo messi anche peggio, almeno qui in città. Respiriamo merda dalla mattina alla sera, causa le emissioni dovute sia all’elevato traffico di auto che agli scarichi dei camini, e la situazione è diventata talmente pesante che la scorsa domenica si è dovuto vietare tutto il traffico nell’intera città. Mi pare sia servito a poco.
Sull’ultimo aspetto del nutrimento umano, le impressioni, cioè i pensieri le emozioni e i sentimenti, stendiamo un velo pietoso, almeno in questo periodo. Dall’esterno arrivano quasi solo cattive notizie ed è davvero difficile mantenersi immuni alla marea di impressioni negative che ci si riversano addosso, basta sfogliare un qualsiasi giornale per rendersene conto. La soluzione starebbe nel fatto di isolarsi e lasciar filtrare solo quello che non ci può nuocere, ma è piuttosto complicato non reagire emotivamente a cose come (scelgo fra i tanti argomenti) la cessione ai privati dell’acqua pubblica. Insomma dopo averci levato l’aria tocca all’acqua, dopodichè davvero non vedo cosa rimanga.
Insomma, c’è di che pensare.

Fuga per la sconfitta

L’altra sera da Fazio ho sentito l’ex segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti parlare di morte del comunismo, di fine della sinistra, di fallimento del centrosinistra incapace di essere riformatore, secondo il Fausto per colpa dell’area centrista che trattiene e non permette. Parole che se dette da noi, simpatizzanti delusi, richiamano amarezza e rassegnazione, perchè sono cose che si dicono da sempre nella base, ma dette da chi è stato uno dei responsabili di quel fallimento richiamano solo rabbia e ulteriore impotenza. Fa incazzare anche il richiamo tardivo ad una nuova unità della sinistra, seppure sia l’unica strada percorribile in questo momento per tentare di rilanciare una idea di sinistra in questo Paese.
Quello che ho visto l’altra sera è un uomo che si porta dietro il peso della sconfitta, causata dalla sua stessa impazienza nel perseguire un ideale forse, e che forse oggi si rende conto della scelleratezza di alcune scelte fatte. Penso a certe scissioni, a quel primo governo Prodi, fatto cadere per darlo in mano a quel furbetto di D’Alema e a una coalizione ancora più centrista. Oppure a certe dichiarazioni fatte dallo scranno di Presidente della Camera, con l’unico risultato di indebolire ulteriormente una coalizione che si reggeva con lo sputo. La sinistra in Italia ha cominciato a morire in quelle scelte, magari inappuntabili dal punto di vista della dottrina, ma che apparivano incomprensibili ai più, dando l’idea neanche tanto sbagliata di un movimento incapace di poter governare con raziocinio e persino di poter essere utile allo sviluppo del Paese. Che poi le colpe fossero altrove in quelle coalizioni, in chi di riforme non voleva sentir parlare, è cosa che ha interessato poco il grande elettorato, ma è certo che le uniche due occasioni sono state sprecate malamente e la colpa maggiore sta nel fatto di non aver compreso che forse non si sarebbero più ripetute.
A Fausto Bertinotti, in un’epoca in cui nessuno si fa veramente da parte, c’è però da riconoscere il merito di aver mollato con la politica attiva, come da promessa fatta prima delle sciagurate elezioni di due anni fa. Lo facessero anche altri personaggi di quella che oggi viene scambiata per sinistra non sarebbe un grave danno, anzi.

Interpol – C’mere

Fototarocchi

Immagine rifiutata dalla Peruzzo Editore per il libro “Noi amiamo Silvio”.

Per via del pizzetto, mica per altro.

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