Tempi cupi

Viviamo tempi cupi. Sotto casa c’è una processione giornaliera di gente che rovista nei cassonetti dell’immondizia, alla ricerca di chissà che da rivendere, spero non da mangiare. A poca distanza lavavetri insistenti ricevono insulti e dinieghi e, stazionati davanti a un supermercato, due rivenditori di fazzoletti e paccottiglia aprono la porta a chi sta uscendo con le sporte della spesa. Educatamente salutano e attendono che gli lasci qualcosa, a volte va bene, a volte male.
Intanto gli annunci di lavoro sono sempre di meno e sempre più esigenti, manca poco che per un posto da facchino ti richiedano una laurea in Logistica dei Trasporti e rido amaro, quando in fase di colloquio leccapiedi incravattati mi glorificano la Ditta, manco fosse loro: pensare con la Ditta, ragionare per la Ditta, diventare parte integrante della Ditta, vivere la Ditta, cazzo: la Ditta!
E poi sentire frasi idiote tipo “perchè la crisi è un’opportunità!”, parole assurde come competitività e flessibilità, che in ultima analisi si traducono con mobilità e precarietà, e vedere i soliti noti cercare scappatoie per facili ricchezze svendendo quel poco di umano che ancora gli rimane. Viviamo tempi cupi e io provo distacco nel sentire i soliti discorsi di chi dovrebbe cercare di schiarirli, e sfiducia ormai in tutti coloro che hanno perso la strada anni fa e ancora faticano a ritrovarla, gente di sinistra che non sa più cos’è la sinistra.
Eppure sarebbe semplice, basterebbe guardare il fiume di merda che sta lentamente scorrendo a sommergere quella che per poco è stata una nazione e dire un no secco definitivo e duraturo, ergersi al di sopra di quella merda invece di restarne affascinati, elevarsi, e indicare la strada forte e chiaro. Invece no, garantisti, possibilisti, pronti al dialogo (con chi? perchè?), intrallazzati e preoccupati del poco come e forse più degli altri. Incapaci, alla fine, e a noi, che non abbiamo voce in capitolo, che sappiamo cosa vorremmo e a cosa aspiriamo, che pensiamo che in fondo basterebbe un niente, in tutto questo disastro tocca solo stare a guardare lo schifo che scorre. Come in riva a un fiume, ad aspettare che insieme al resto passi il cadavere del nemico.

6 Risposte

  1. Provo il tuo stesso impotente disgusto e la tua sfiduciata amarezza, Rouge.Confido anch'io in quel "niente" che potrebbe far cambiare le come. Ma sono seduta – come te – sulla riva del fiume e temo di veder passare sì, il cadavere del nemico, ma anche i cadaveri di tante vittime innocenti, amico mio…

  2. @ Bastian: ho paura che tu abbia ragione.

  3. Che altro aggiungere hai detto tutto, e tutto bene e io non posso che sottoscrivere. Credo che però non si possa stare troppo seduti sulla riva del fiume prima o poi bisogna muoversi perché a volte la terra cede e si fa presto a cadere in acqua.un saluto

  4. No, io non voglio sedermi e aspettare, serve a poco perchè non è detto che poi le cose cambino in meglio.Se vogliamo cambiare, dobbiamo organizzarci noi, con una maggiore coscienza della realtà, e provare a fare qualcosa.Tutto il resto è immobilismo, paura di mettersi in gioco.Non si è mai impotenti,quando ci si organizza.

  5. Compreso il nostro di cadavere, e sarà troppo tardi

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