Fuga per la sconfitta

L’altra sera da Fazio ho sentito l’ex segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti parlare di morte del comunismo, di fine della sinistra, di fallimento del centrosinistra incapace di essere riformatore, secondo il Fausto per colpa dell’area centrista che trattiene e non permette. Parole che se dette da noi, simpatizzanti delusi, richiamano amarezza e rassegnazione, perchè sono cose che si dicono da sempre nella base, ma dette da chi è stato uno dei responsabili di quel fallimento richiamano solo rabbia e ulteriore impotenza. Fa incazzare anche il richiamo tardivo ad una nuova unità della sinistra, seppure sia l’unica strada percorribile in questo momento per tentare di rilanciare una idea di sinistra in questo Paese.
Quello che ho visto l’altra sera è un uomo che si porta dietro il peso della sconfitta, causata dalla sua stessa impazienza nel perseguire un ideale forse, e che forse oggi si rende conto della scelleratezza di alcune scelte fatte. Penso a certe scissioni, a quel primo governo Prodi, fatto cadere per darlo in mano a quel furbetto di D’Alema e a una coalizione ancora più centrista. Oppure a certe dichiarazioni fatte dallo scranno di Presidente della Camera, con l’unico risultato di indebolire ulteriormente una coalizione che si reggeva con lo sputo. La sinistra in Italia ha cominciato a morire in quelle scelte, magari inappuntabili dal punto di vista della dottrina, ma che apparivano incomprensibili ai più, dando l’idea neanche tanto sbagliata di un movimento incapace di poter governare con raziocinio e persino di poter essere utile allo sviluppo del Paese. Che poi le colpe fossero altrove in quelle coalizioni, in chi di riforme non voleva sentir parlare, è cosa che ha interessato poco il grande elettorato, ma è certo che le uniche due occasioni sono state sprecate malamente e la colpa maggiore sta nel fatto di non aver compreso che forse non si sarebbero più ripetute.
A Fausto Bertinotti, in un’epoca in cui nessuno si fa veramente da parte, c’è però da riconoscere il merito di aver mollato con la politica attiva, come da promessa fatta prima delle sciagurate elezioni di due anni fa. Lo facessero anche altri personaggi di quella che oggi viene scambiata per sinistra non sarebbe un grave danno, anzi.
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