Non è un paese per vecchi

Andare a Lucca Comics una volta era tanto semplice. Si partiva dalla provincia di Cuneo in genere al mattino presto per poter essere nella cittadina toscana prima di pranzo, si parcheggiava molto comodamente nei pressi del palazzetto dello sport sede della convention, si faceva un primo giretto di ispezione, si pranzava, si trascorreva qualche altra ora fra gli stand tutti posizionati in una unica sede, si decideva che se ne aveva abbastanza quando la ressa diventava maggiore, verso le sedici più o meno, quindi si salutava Lucca e si facevano poi altre tre ore e mezzo di auto per essere di ritorno a casa in tempo per la cena. In queste dodici/tredici ore si parlava SOLO di fumetto: alla fine ne avevi fatto talmente il pieno che non ne aprivi uno da leggere per una settimana, ma ne valeva la pena.
L’ultima volta che mi ci sono recato è stato diversi anni fa, la solita macchinata di amici, tra cui questo qui, accomunati chi per passione chi per lavoro dall’interesse per le nuvole parlanti. Poi, complice l’età che avanza e la pigrizia che aumenta, il fatto che in genere quando c’è Lucca Comics è ormai novembre per cui il tempo spesso fa schifo, una certa disaffezione da parte mia per questioni personali, il fatto che “ormai Lucca è un carnaio” e che difficilmente compri qualcosa a prezzi umani (parlo di vecchi fumetti, ovviamente), la gita in Toscana è stata sostituita dalla visita alle edizioni di Milano e, molto più comodamente, Torino: magari non sono il massimo, ma proprio per questo riesci ancora a vedere qualcosa senza doverti far largo tra la ressa con un machete.
Ieri sono tornato a Lucca, per via che il novantasettenne nonno della mia bella vive da quelle parti e quindi abbiamo unito le due cose, fermandoci per una notte. Beh, andare a Lucca Comics oggi non è più tanto semplice.
Gli organizzatori hanno da qualche edizione spostato la manifestazione da fuori le mura a dentro, disclocando i vari padiglioni in giro per la città. Parcheggiare non è più tanto comodo, adesso. Per poter fare i biglietti, e farci dare l’indispensabile braccialetto che ti permette l’ingresso agli stand, abbiamo perso almeno tre quarti d’ora tra il chiedere informazioni alla hostess che ovviamente ce ne dà una sbagliata, il richiedere informazioni questa volta giuste, e trovare la biglietteria, il tutto muovendosi nel centro di una Lucca letteralmente invasa da ggiovani vestiti un po’ manga, un po’ halloween e un po’ semplicemente pirla. Bello, a prima vista. Alla seconda vista, che per me arriva dopo circa dieci minuti, avrei voluto trasformarmi in una versione moderna e aggiornata del Joker e combinare qualche simpatico scherzetto a tutta quella bella maraglia, magari a base di napalm e bombe a grappolo!
Insomma dopo un’ ora e un quarto dal nostro ingresso in Lucca non ho ancora visto un cacchio di fumetto, e la cosa comincia a darmi sui nervi. Finalmente, dopo un’ora e mezzo, riesco a vedere il primo giornalino, ma è talmente tanta la ressa che si capisce subito quanto sia ardua l’impresa che mi ha spinto verso quel manicomio, cioè cercare una cosa sola (chè mi devo imporre obiettivi mirati sennò mi spendo lo stipendio in posti del genere), l’unico volume di Hellblazer che mi manca, e in mancanza comprare qualche nuova interessante uscita. Più facile a dirsi che a farsi, visto che avvicinarsi ai banchi e cercare con calma è cosa pressocchè impossibile da fare con soddisfazione, almeno per i vecchietti come me. Alla fine è stato solo un gran girare tra banchi presi d’assalto dalla nuova gioventù fumettara, comprare due nuove uscite (sempre di Hellblazer, che però potevo comprare pure alla fumetteria all’angolo), sfogliare qualche volume interessante, vedere quà e là disegnatori famosi al lavoro, ma soprattutto esaurire la serie di bestemmie rivolte ai ggiovani con zaino Invicta sulle spalle che pensano di trovarsi in Piazza San Carlo una domenica d’agosto invece che in mezzo a un carnaio epocale.
Proprio vero che si invecchia!

4 Risposte

  1. Per me era una meta fissa in cui spesso subivo salassi però anche soddisfazioni, come quando io e la mia ragazza ci facemmo autografare con disegno e dedica una copia di Ken Parker da Berardi e Milazzo.Un paio di volte per tirare su le finanze avevamo anche messo su un commercio abusivo di numeri doppi sulle scalinate del palazzetto.Se è diventato così, non mi torna di certo la voglia di andarci!

  2. Non ci sono mai stato. Ma io odio in genere i posti affollati. Sapere questo, mi porta a dire che proprio non ci andrò mai.Purtroppo magari anche.

  3. mica sarà stato affollato anche il pranzo di compleanno?

  4. @ Marte: no, lì si era in pochi, per fortuna.

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