Come di cose già viste

Gli attacchi contro il PresdelCons vanno concretizzandosi e stiamo arrivando a snodi cruciali. Dopo la sentenza Mondadori e dopo un logorante attacco a mezzo stampa che dura da mesi tra puttane e foto di dubbio gusto, querele e dimissioni e battibecchi televisivi, cosa ci riserva il futuro prossimo lo si potrà vedere già da oggi quando la Consulta della Corte Costituzionale si pronuncerà sul Lodo Alfano. In caso di giudizio negativo l’attuale governo sarebbe costretto a ripresentare la norma sotto altra veste e non è detto che il provvedimento passi, specie dopo la presa di distanza del solito Fini, ormai nemico dichiarato, mentre nel frattempo tutti i procedimenti giudiziari contro il premier (e sono parecchi) riprenderebbero a marciare.
Che sia in atto un enorme scontro di poteri in cui noi tutti siamo pedine ignare, inconsapevoli e stupide nel lasciarci manovrare è evidente da tempo. Per dire, il Presdelcons ha una forza mediatica politica economica e tutto il resto, ma anche altri hanno la stessa forza, magari non così evidente, e la usano spesso allo stesso modo. Per noi cittadini fuori dai giochi diventa complicato capire dove sta la ragione e dove il torto in maniera inequivocabile, c’è una cosa però che anche a noi ignare pedine balza agli occhi, l’arroganza con cui l’attuale premier si è imposto nella vita del Paese, l’uso spregiudicato dei mezzi a sua disposizione e il disprezzo quasi assoluto delle regole.
Viene da dire che in fondo il PresdelCons non ha fatto niente di diverso da chi lo ha preceduto, in termini di gestione del potere, perchè per certi versi in Italia la democrazia non si è mai vista, non quella vera, quella che da al popolo potere di decisione. E’ solo che nei cinquanta anni di regime democristiano siamo stati governati da gente che aveva imparato dai preti l’arte del comando, governando la cosa pubblica con piglio gesuitico, lasciando l’illusione di contare qualcosa anche a chi in realtà non è mai contato nulla. Di diverso c’è stata l’arroganza dell’attuale premier di ergersi a modello di una Italia che negli ultimi venti anni ha contribuito a plasmare a sua somiglianza. Detto fra noi non un bel modello: ha contribuito a imbarbarci oltremisura, ha sdoganato il peggio dei nostri difetti rendendoci impresentabili oltre che ai nostri stessi occhi anche e soprattutto ad occhi stranieri. Proprio in campo internazionale il premier paga il dazio maggiore, di fatto è isolato in maniera imbarazzante e con lui tutti noi, al momento.
Ieri sulla Stampa abbiamo letto di uno sfogo in cui il Presdel Cons ha detto che gli “verrebbe da lasciare l’Italia”. Strana la vita, come a volte ci si trova d’accordo tra opposti schieramenti: anche a noi è venuta voglia di lasciare l’Italia in questi anni, un sacco di volte, ma per motivi diversi.

Viene da chiedersi quale sarà la destinazione finale del nostro in caso di espatrio, una dacia in Russia dall’amico Putin o una tenda nel deserto dall’altro amico Gheddafi? Difficile dire.
Ad Hammamet intanto stanno ritinteggiando Villa Craxi. Non si sa mai.
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3 Risposte

  1. Io lo manderei in Corea del Nord.

  2. Visto che stanno ritinteggiando la villa ad Hamamet, prepariamo le monetine: sarebbe un bel bis.

  3. Mi accontenterei già di rivedere la scena del Raphael con tanto di tintinnio vicino a Palazzo Grazioli…

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