L’estinzione dei Lupi

La prima partita di calcio che ho visto dal vivo fu un regalo di mio fratello maggiore, più vecchio di me di sei anni. Quando si è ragazzi avere un fratello più grande, di parecchio più grande, è comodo per tante ragioni, in casa ad esempio si becca tutte quelle fastidiose domande tipo cosa vuoi per cena, a cui poi io, una volta rimasto solo a vivere con i miei, avrei regolarmente risposto “lasagne”, perchè si poteva richiedere qualsiasi cosa che tanto la cena era già bella e pronta e la domanda era solamente retorica. In più il fratello maggiore fa in genere da apripista al minore, evitandogli di commettere gli stessi errori, cosa generosa quanto inutile, perchè il minore di solito ne commette di diversi, magari peggiori, ma se non altro in famiglia non ci si annoia!
Il mio di fratello, oltre a svolgere i compiti di cui sopra, ha provveduto forse non volendo a iniziarmi a pratiche che io poi avrei affinato. Devo a lui il primo fumetto “letto” (a quattro anni guardi le figure e interpreti quello che dicono a seconda delle espressioni), il primo vero concerto dal vivo (Angelo Branduardi, Palazzetto dello Sport, Torino, 1981, tournée album “Concerto”), e appunto la prima partita di calcio, al Comunale di Torino il 31 gennaio 1982, in campo la Juventus contro l’ Avellino, squadra della nostra terra.
L’ Avellino quell’anno era alla sua quarta stagione in serie A, e le sue maglie verdi ci sarebbero rimaste per altre sei, per poi cominciare una altalena fra serie cadetta e serie C durata fino allo scorso campionato.
Quella domenica (perchè ai tempi si giocava solo di domenica!) arrivammo allo stadio in macchina, con noi un amico di mio fratello, pure lui di quella nutrita colonia di paesani emigrati nel cuneese che avremmo ritrovato in parte davanti ai cancelli della curva Maratona destinata agli ospiti. Comprammo i biglietti alla biglietteria dello stadio (perchè all’epoca si poteva ancora farlo!), con questo amico che si era portato dietro un bandierone di quattro metri per quattro, con una asta lunga sei metri, pesantissima, tanto che faceva una fatica bestiale a maneggiarla. Ci fecero entrare (perchè all’epoca si poteva ancora portare aggeggi del genere in uno stadio e a pochi veniva in mente di tirarlo in testa a qualcunaltro!), ma vista la fatica che faceva a reggerla forse si augurava che gliela sequestrassero. Alla fine la legò in cima alla curva e lì rimase a far bella figura per tutta la partita.
Quell’anno i Lupi avevano una bella squadra. Ne facevano parte gente che poi sarebbe finita in grossi club, Tacconi, Vignola, Favero, Juary. In più il capitano Di Somma, Mario Piga, Beruatto, insomma una bella compagine che alla fine si sarebbe nuovamente salvata dalla retrocessione. Quella domenica a Torino ne presero però quattro, con una tripletta di Pietro Paolo Virdis e un gol su rigore di Liam Brady l’irlandese, ma a me interessava veramente poco, perchè ero e sono rimasto sostenitore di entrambe le quadre.
Fino ad oggi, perchè l’Avellino Unione Sportiva 1912 non esiste più. E’ fallito schiacciato dai debiti, e dopo l’ultima retrocessione in terza serie non ha potuto iscriversi al campionato di Prima Divisione della Lega Pro, la ex serie C. E’ in buona compagnia, col Pisa il Treviso il Venezia e la Samb, anche loro impossibilitate a continuare nei professionisti, e a me dispiace, perchè anche nel calcio sta accadendo come nella vita reale, dove il divario fra ricchi e poveri è sempre più marcato. Per una Inter che paga 11 milioni di euro all’ anno al solo Ibrahimovic ci sono intere squadre a cui basterebbe un decimo per garantirsi la sopravvivenza, ma tant’è.
Ad ogni modo dei Lupi in Irpinia resta il ricordo. Per me di quella mia prima partita dal vivo, a Torino, il 31 gennaio 1982.
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