Non svegliare il can che dorme! Ovvero: Oggi mi ha telefonato il Bandana

Su Torino giornate di afa, in piemontese “tuf”, marcando leggermente la t iniziale dando un senso onomatopeico alla parola. Caratteristiche del tuf sono (nell’ordine): caldo feroce, umidità a percentuali ittiche, nel senso che si boccheggia come pesci e si vorrebbe avere le branchie come loro, cielo di un colore indefinito tra l’azzurro e il grigio, totale assenza di nuvole tranne un enorme velo di vapore che avvolge tutto impedendoti la visuale delle colline e delle montagne circostanti.
In queste giornate la mia pressione tende a scendere nel negozio di alimentari sotto casa a cercare il frigo delle verdure e a sistemarcisi dentro, il mio corpo azzera tutte le attività non necessarie, e il mio cervello tende a sciogliersi nell’umidità all’ottanta per cento che avvolge tutto.
Per reazione alla calura giornaliera il mio metabolismo mi costringe a cercare il fresco notturno, che non c’è, per cui il mio metabolismo non da prova di grande furbizia, ma resta il fatto che vado a letto decisamente tardi e, potendolo fare, mi alzo decisamente tardi.

Ma dato il caldo fatico a prendere sonno, anche grazie al continuo via vai sotto casa di auto che si fermano a portiere aperte e lo stereo a palla, per comprare le sigarette all’automatico proprio sotto il mio palazzo. Dalla musica che arriva capisco chi si ferma, della serie dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei, e mi sono fatto una certa esperienza in materia, beccando alle prime note se il soggetto aspirante fumatore è italiano o straniero, uomo o donna, vecchio o giovane, chierico o zulù. Questi ultimi sono la categoria peggiore, in quanto il tunza tunza che li caratterizza va necessariamente ascoltato a livelli altissimi sennò non c’è gusto, per cui quando un tamarro si ferma all’angolo e pompa nelle casse quella sottospecie di musica, in genere dopo pochi minuti senti quella della sirena d’ambulanza che arriva a prelevare qualcuno dei tanti anziani della zona a cui è preso un infarto.
La musica (!?!) che mi ha svegliato stanotte proprio mentre avevo preso sonno, e voi lo sapete quanto è fastidioso essere svegliati proprio nell’attimo in cui sei di là e saluti Morfeo, era di una categoria diversa, tra lo zulù e il nostagico. Dalla finestra sono arrivate le note di una Loredana Bertè anni ’80 e gli strilli dell’auomobilista donna che ci cantava assieme a squarciagola NonSonoUnaSignora, e mai dichiarazione poteva suonare più appropriata, perchè signora forse no ma stronza sicuramente sì.
Comunque il sonno è rotto e prosegue a fatica tra una decina di risvegli dovuti a gatto che miagola, e vabbeh, caldo che soffoca, e vabbeh, sveglia che suona ma la si spegne ci si gira dall’altra parte e vabbeh, testimone di Geova che rompe al citofono volendo assolutamente parlare con me di Bibbia e della fine del mondo e vabbeh, finchè a metà mattinata, appena riaddormentato, suona il telefono. Sacramento il giusto e rispondo con voce impastata e bollicine nel cervello, dall’altra parte una voce, stranamente familiare, con accento vagamente lumbard comincia a recitare “Caro amico e cara amica…”. Ci metto qualche secondo a dissolvere le bolle che ho in testa per collegare quella voce a qualcosa di conosciuto, a capire che è un nastro registrato, uno spot elettorale per i vicini ballottaggi e che la voce è proprio la sua, di Papi, del Bandana in persona! E a questo punto tutti i vabbeh detti in precedenza prendono forma e vendetta nel più sincero vaffanculo che ho mai pronunciato nella mia vita!
Dall’altra parte non c’era nessuno a sentirlo, ed è un peccato. Mi consolo pensando a energie smosse, a input lanciati nel mondo, a vaffa che viaggiano comunque nell’etere e prima o poi, lo so, finiscono per arrivare a destino, perchè vedere il suo faccione da tutte le parti passi, leggere di tutte le minchiate che combina passi, sentirlo nominare duecento volte al giorno passi, ma pure venire a rompere le balle a casa mentre uno dorme, no!
Eccheccazzo!

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