Anima e corpo

Rispetto a un anno fa, alle elezioni politiche di un anno fa, il risultato uscito dalle urne europee non mi ha stupito più di tanto e, strano ma vero, non mi ha neanche lasciato amareggiato.
Insomma, era prevedibile. Dopo l’ennesima scissione avuta in seno a Rifondazione Comunista nel gennaio scorso, con l’uscita di quelli che poi sono diventati Sinistra e Libertà (che scusate ma a me continua a far venire in mente Ken Loach, ma va beh, divagazioni), era piuttosto evidente un ulteriore frazionamento del voto.
Quello che a mio avviso era importante era verificare quanti ancora sperano e vogliono un partito di sinistra in Italia, al di là dei frazionamenti e delle sottigliezze verbali, dell’essere più o meno di sinistra, più o meno vicini al Pd, più o meno duro e puro, perchè il voto espresso questo fine settimana è stato di appartenenza, senza dubbio.
Siamo circa 2.800.000 persone, circa un 7% che oggi non ha più rappresentanza e che l’avrebbe ancora se una classe politica ottusa, inconcludente e spaventata non l’avesse portata a questo.
L’ho detto nel post precedente, apparteniano tutti allo stesso ceppo, veniamo tutti dallo stesso mondo, in noi sono raccolte tutte le anime che oggi si presentano divise ma che in realtà fanno parte di uno stesso corpo, elettorale ma non solo.
In ognuno di noi c’è la voglia di nuovo espressa da Vendola e Fava, ci sono le tematiche ambientaliste dei Verdi, l’orgoglio del passato del Pdci, la confusione di Rifondazione, il femminismo e la volontà critica di SC, il laicismo l’antifascismo e il senso di uguaglianza di tutti. C’è anche la rabbia e l’estremismo di Ferrando, perchè c’è qualcuno di noi che non si è mai trovato a pensare quello che lui porta avanti nel suo programma?
Siamo tutte queste cose che oggi sono smembrate e viaggiano da sole e trovo assurdo che non si riesca a capire che noi, la base, avremmo potuto votare indifferentemente per Rc o SeL o per qualcuno degli altri se ci fosse stato un solo soggetto a presentarsi, se qualcuno che è lì a cercare di capire dove va il popolo che vorrebbe rappresentare si fosse fermato un solo secondo a riflettere su cosa siamo veramente.
C’è voglia di sinistra che sia allo stesso tempo progressista e riformista ma anche legata all’orgoglio delle proprie radici e che abbia in sè anche qualcosa di più estemo, a ricordare che c’è sempre qualcuno che stà peggio. Detta così pare impossibile coniugare il tutto, ma non è quello che siamo, non è quello che abbiamo detto e scritto e letto tante volte?
Noi tutti siamo sia Rifondazione che Sinistra e Libertà, Verdi Comunisti Italiani e dei Lavoratori, inutile negarselo.
L’appello che bisognerebbe fare ai nostri dirigenti tutti è questo, di fermarsi a riflettere, di mettere da parte quella insana tendenza a fare sofismi su tutto, di distinguere sempre e comunque, di differenziarsi anche dal proprio compagno di poltrona. Di lavorare finalmente per riunire e non per dividere, di mettere da parte l’orgoglio e di ricominciare con umiltà.
Di far tornare a casa le tante anime che oggi vagano alla ricerca di un corpo, che è lì in attesa, basta andare a cercarlo.
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Pino Daniele – Yes I Know My Way

Yes i know my way
ma nun’ è addò m’aie purtato tu
Yes i know my way
mo’ nun me futte cchiù
mo’ nun me futte cchiù
tu vaje deritto e i’ resto a pere
và tu va tant’io sbareo
Yes i know my way
‘e guaie mie ‘e saccio i’
ma chi me crede
yes i know my way
ma tu nun puo’ venì
ma tu nun puo’ venì
i’ m’arreseco sulo si vale ‘a pena ‘e tentà’
ma po’ chi mm’o ffa’ fa
Siente fa’ accussì nun dà retta a nisciuno
fatte ‘e fatte tuoie
ma si haje suffrì’ caccia ‘a currea
siente fa’ accussì
miette ‘e creature ‘o sole
pecchè hanna sapè’ addò fà friddo
e addò fà cchiù calore