L’involuzione della specie

C’era una volta il politichese, linguaggio tanto caro ai politici della Prima Repubblica quanto incomprensibile per la maggioranza dei cittadini italiani.
Per anni, a partire dall’immediato dopoguerra, i nostri baldi rappresentanti si sono nascosti, quando si rivolgevano all’esterno, dietro frasi ampollose e arzigogolate, per poter dire in assoluta libertà tutto e il contario di tutto. Coi loro discorsi fatti di retorica e ossimori, erano capaci di tutto, linguisticamente, fino ad arrivare alle famose convergenze parallele (!?!), ma soprattutto erano capaci di lasciare nella più completa incomprensione quanti avevano ancora la ventura e la pazienza di ascoltarli. Solo alcuni grandi giornalisti e pensatori sembravano in grado di decodificare quel certo tipo di discorso, che alla gente comune suovana più o meno alla stessa maniera della Divina Commedia letta da Vittorio Gassman: bella, ma ci si capiva nulla.
Per questo motivo in anni passati fare il politico era cosa non dico seria, che quella non lo è mai stata, ma se non altro obbligava deputati e senatori ad avere una certa proprietà di linguaggio, da cui derivavano modi comunque civili, e lasciava nella gente l’impressione che la politica fosse una cosa rispettabile e non facile. Sporca quello sì, ma per niente facile.
Le tribune politiche di quegli anni erano ovviamente di una noia mortale, ma per fortuna in televisione i politici si vedevano di rado, che hai visto mai che a vederli uno cambiava idea, facendoci capolino solo in periodi pre elettorali. Il presenzialismo catodico cominciò in anni successivi, diciamo più o meno a inizio anni ’90, per aumentare sempre più fino ai giorni nostri, dove gli studi televisivi sono diventati appendici di Camera e Senato.
Vuoi perchè sputtanati da Tangentopoli, vuoi perchè avevano l’esempio di Bossi, che l’italiano lo ha imparato alla Scuola Radio Elettra e nonostante tutto o proprio per questo mieteva voti, e vuoi anche perchè tutti ormai erano disaffezionati alla politica, venne a quest’ultima l’esigenza di farsi capire dalla gente, almeno a livello di puro linguaggio, e il politichese cominciò ad essere abbandonato. Alla ricerca di un linguaggio semplice, più vicino alla gente, venne l’era di frasi infarcite di “si può e si deve”, dove però una parvenza di cultura ancora c’era, per passare poi a quelle “senza se e senza ma”, dove la cultura era già emigrata in altri lidi, per arrivare finalmente ad oggi, dove cultura e senso civico hanno ormai preso un’altra cittadinanza e disconoscono le proprie origini.
Escludendo Di Pietro, che parla una lingua tutta sua e non può essere preso a parametro, il politico di oggi, nel linguaggio e soprattutto nei modi, nel tentativo di raggiungere la gente comune ha finito per scavalcarla, e se una volta quest’ultima rimaneva basita perchè non capiva, oggi rimane esterefatta perchè capisce pure troppo. Assistiamo così allo spettacolo, come ci è successo in questi giorni, di Ministri e Onorevoli che starebbero meglio al bar dello sport o in uno stadio di calcio che fra i banchi di un’ aula parlamentare (perlomeno Gasparri e Quagliariello me li vedo bene in Curva Sud).
Si è passati in meno di vent’anni dal politichese al grugnito, incomprensibili entrambi, ma se non altro il primo aveva il pregio di lasciare intatte le orecchie all’uditorio, e per questo un po’ ci manca.
Se Darwin fosse vivo oggi credo si farebbe qualche scrupolo, a parlare di evoluzione.
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13 Risposte

  1. Per il momento cerchiamo di tenerci Darwin sui libri di scuola ;)gio

  2. Tutte le Tribune politiche che vedevo ai miei tempi (o secoli) avevano perlomeno il vantaggio di andare molto poco in TV, di essere anche poco comprensibili,ma di essere più serie. Oggi, anche se mi guardo bene di vedere quei programmi, potrebbero trasmetterle benissimo in quelle puntate horror amici, c’è posta per me, la vita in diretta e tante altre che per fortuna non ricordo ititoli.

  3. Darwin non pensava difatti che Homo sapiens fosse un particolare pinnacolo evolutivo… ci sono specie ben più specializzate e presenti sul pianeta da ben più lungo tempo… e comunque i grugniti (come sei stato gentile, io avrei usato termini ben più scurrili ;)) provenienti dal parlamento e dai media italiani ne avrebbero confermato la teoria… e visto che ci sono… happy birthday Mr. Darwin 😉

  4. Rouge, credo di aver letto adesso il più bel post da un mese a questa parte: tra tutti i post letti, non solo tra i tuoi.Qualche volta mi è saltato in mente lo sghiribizzo di paragonare il linguaggio dei politici di “allora” (criptico, curialesco e bizantino, ma colto) con l’attuale. Sono felice di non averlo fatto, perché non avrei saputo centrare – come invece hai fatto tu – il punto: “…il linguaggio e soprattutto i modi del politico di oggi, nel tentativo di raggiungere la gente comune, han finito per scavalcarla…”. Splendida, e tristemente vera, considerazione!

  5. @ Gio: e difatti lo confiniamo lì.@ Aldo: io ho ricordi in bianco e nero, di gente in giacca grigia e occhiali a stecchette spesse, di toni moderati e di parole incomprensibili. E Jader Jacobelli.@ Martina: non avevo fatto caso che oggi sarebbe il compleanno di Darwin, giuro! Forse una notizia letta di sfuggita che poi è rimasta lì, ma se non lo facevi notare manco me ne sarei accorto.Tu guarda l’inconscio!@ Bastian: Troppo buona, cara, troppo buona.

  6. Chi ha letto qualche manualetto di retorica , sa benissimo che questi esseri mediocri non miglioreranno la nostra conoscenza. Sono convinti di mostrarci Eldorado. Dalla qualità dei blogger e della loro scrittura, dalla “densità” dei loro ragionamenti, capisco che esiste un popolo che non ha più bisogno di essere governato da questa gente. Questo mi preoccupa, perchè, allo stesso tempo, non siamo ancora pronti all’esercizio supremo dell’autogoverno e cioè l’anarchia. C’è un problema di sopportazione che va al di là del semplice credo politico: se trascrivete una dichiarazione di Gasparri (meno si hanno opinioni più si esterna), esaminando il testo, riuscirete a comprendere come può il nulla essere descritto con parole, come la lingua italiana, possa diventare una sorta di costruzione a kazzo, dove la sintassi è rispettata, ma le parole unite tra di loro, non creino pensiero alcuno. Il brutto è che, nel far questa operazione, sprechiamo dei minuti nel dare considerazione a quest’uomo, minuti della nostra vita che non torneranno mai più, MAI PIU’!

  7. L’Italia è arrivata ad un punto di scelta. e deve farlo ora, in questo punto che se sorpassato sarà definito di non ritorno. Ha una pochezza di moralità e di forza d’animo che è fuorviante. Ha una classe politica che ha fatto capire, che se si vuole, leggi veloci si possono fare senza aspettare tempo. Ma solo se son leggi che infiammano le persone, nel bene o purtroppo ultimamente nel male. Poi quando il clamore sciama, ecco la lentezza, eletti (da chi?) che saltano le votazioni, che non lavoro e prendono soldi, che si offendono, che gridano, che stappano spumanti al cambio di governo, che dice tutto e poi il contrario di tutto, che negano l’evidenza con una facilità esasperante e con proseliti che inneggiano e festeggiano senza accorgersi di quello che realmente succede. L’Italia è quel paese dove il 28, qualcosa % della popolazione non riuscirebbe a fra fronte ad una spesa superiore di 600 euro improvvisa. Più di un quarto della popolazione. Ma che paese è? Dov’è l’Italia dei Leonardi, dei michelangelo, dei Mazzini, di Garibaldi, di De Gasperi? Siamo solamente l’eco di ciò che eravamo. Niente di più e forse(?) solo meno. Siamo fantasmi di noi stessi.

  8. @ Favollo: in effetti è difficile credere che certi personaggi abbiano un pensiero. Pretendere che sia anche autonomo è decisamente chiedere troppo.@ Le Favà: concordo che siamo in un momento delicato di questa legislatura, in cui si cerca di mettere in pratica tutti i cattivi propositi da tempo dichiarati. Ultima la legge bavaglio sulle intercettazioni, ma non è la sola.Paghiamo a mio avviso anni di raggiro, utili a portarci in questa situazione, e paghiamo la scomparsa della sinistra dal fronte parlamentare.Riguardo all'”eco di ciò che eravamo”, devo dire che non siamo mai stati granchè, in fondo.Avremmo potuto essere qualcosa di meglio dopo l’esperienza fascista, non ci è stato concesso (non da Dio, da qualcuno a stelle e strisce).

  9. Devoluzione del linguaggio e del pensiero. Parlare di imbarbarimento e fin troppo scontato con una classe politica che ha voluto inseguire la volgarità del Paese. Quello che colpisce è la perdita di freni inibitori, lo sdoganamento assoluto della volgarità, della violenza, del pregiudizio apodittico. La classe politica non è più interessata ad assumere neanche una finta parvenza di rispetto e educazione. Chi urla più forte? Chi ce l’ha più lungo? Rissa, insulti, provocazione.E’ anche la parabola del più impregnante media informativo: la televisione e non è un caso.Inseguire le pulsioni basse (animalesche, da ultras come dici tu) degli elettori è un errore pericoloso, serve dirlo?Sussurri obliqui

  10. @ Prog: No, non serve dirlo.

  11. …. erano le famose “divergenze parallele”… 🙂

  12. L’umiliazione del linguaggio è una delle strategie messe in atto dai nostri sapientissimi manipolatori delle conscienze. Mezzo televisivo, trasmissioni idiote, giornali che non sapresti dire se sono quotidiani o rotocalchi.Nella supremazia di Berlusconi buona parte della responsabilità ce l’ha questa sinistra arrendevole e rimbecillita, ma le carte sono truccate, la realtà che la gente vede (dai giornali, dalle TV) è quella che compiace il padrone dei mezzi di informaizone.Yudhi

  13. L’umiliazione del linguaggio è una delle strategie messe in atto dai nostri sapientissimi manipolatori delle conscienze. Mezzo televisivo, trasmissioni idiote, giornali che non sapresti dire se sono quotidiani o rotocalchi.Nella supremazia di Berlusconi buona parte della responsabilità ce l’ha questa sinistra arrendevole e rimbecillita, ma le carte sono truccate, la realtà che la gente vede (dai giornali, dalle TV) è quella che compiace il padrone dei mezzi di informaizone.Yudhi

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