Into the house

Cosa può mai spingere una persona a tentare quelle che una volta sarebbero state definite delle avventure, spingendosi in territori impervi e pericolosi, in condizioni disagiate e fuori dai percorsi comuni? Me lo chiedevo lo scorso sabato sera assistendo alla proiezione del reportage, davvero molto bello, della spedizione condotta da Carlo Alberto “Cala” Cimenti (il suo blog), alpinista piemontese, sulla vetta del Manaslu, in Nepal, ottavo dei quattordici ottomila del nostro pianetello.
La risposta ovviamente non la so, e mai la conoscerò di persona, vista la mia naturale propensione a non uscire al di fuori del confine dato da un collegamento adsl, oltre che dalla mia atavica pigrizia che mi fa preferire comode poltrone a letti fatti di neve.
E’ già stato tanto per me indossare le ciaspole e salire sino ai 1915 mt del rifugio Troncea, sopra Pragelato (che già il nome…), dove ho, assieme alla mia bella e a una combriccola di nuove conoscenze, pernottato, per poi ridiscendere il giorno successivo.
Siamo stati fortunati. Il tempo era splendido e neanche tanto freddo, e la vallata dove ci siamo inerpicati è veramente splendida, anche se più frequentata di via Roma a Torino un sabato qualsiasi.
Comunque ci si chiedeva cosa spinge alcune persone a tentare esperienze al di fuori dei limiti umani (salire su un ottomila è al di fuori) e la domanda mi ha fatto tornare alla mente il film dello scorso anno Into the Wild. La ricorderete, la storia di Chris McCandless, il ragazzo americano che stufo della società moderna abbandona tutto e tutti e ha la brillante idea di rifugiarsi in Alaska, da solo, in pieno inverno. Praticamente un genio, difatti ci lascia le penne, ma al di là di questo tragico dettaglio il ragazzo mi stette simpatico, anzi lo invidiai pure un pochetto (non per averci lasciato le penne, per la decisione in sè). Pensa come deve essere abbandonare burocrazie e automobili, vivere di espedienti e lavoretti, mettere da parte due soldi e partire, ovviamente a piedi o in autostop, zaino in spalla e tuffarsi nella natura, vivere tutte le sue stagioni dal caldo al freddo, incontrare gente che come te ha deciso di uscire dalla società.
Ma anche senza arrivare a questi estemi magari fare come Cala Cimenti e quelli come lui, inerpicarsi su per gli ottomila dove non osano manco le aquile. Te lo vedi, il Rouge, zaino in spalla a far cordata nelle neve? Non è una bella immagine, ma perchè no? In fondo siamo tutti umani, no? E se lo fanno loro…
Penso tutto questo mentre sono seduto sul divano di casa, ammazzacaffè in mano, lo stereo acceso, a due metri dal termosifone. Fuori fà un gelo che non ti dico e non ho manco voglia di uscire a fumare per non beccarmi i geloni alle dita.
Mi sa che per questo inverno me ne sto ancora a casa, vah. Ma in primavera….
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9 Risposte

  1. Sbocci???

  2. @ Fabrizio: capace.

  3. ci sono uomini che hanno in se il germe per compiere imprese prometeiche. Sfidano i propri limiti, cercano l’adrenalina o non sopportano la mediocrità. Tutti gli altri li guardano, li invidiano o li ritengono folli.Io osservo ammirato ma non mi schiodo dal divano, neanche a primavera…Sussurri obliqui

  4. @ Prog: io ogni tanto mi schiodo dal divano. Per prendere la birra in frigo.

  5. Probabilmente sono sfide con se stessi …

  6. Gran film into the wild e splendide queste persone che vivono la natura al 100%, ma mi sa che per st’inverno resto anch’io in casa con un buon bicchiere di barbera in mano, altrochè..

  7. allora abbiamo un interesse in comune!

  8. oltre la birra, a me e’ successo proprio sabato 10, remando da solo come un “pazzo”, con la bora, per spingermi oltre il limite.Ho rischiato grosso e non so perche’Ne parlo nel post del mio blog al giorno:Sabato 10 Gennaio 2009 – Day 71Se vuoi!(Ehi ho studiato qualche secolo fa al Poli, c’e’ sempre?)SalutiE a presto

  9. Noto che birra e vino accomuna tutti quanti. Bene, astemi non ne vogliamo da ‘ste parti :)@ Sabatino: il Poli è sempre lì al suo posto. E chi lo smuove?

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