Flussi interrotti

Il compagno G. ed io siamo stati amici per tanti anni. Era di quelle amicizie contrastate, perchè i rispettivi caratteri spesso venivano a cozzare, creando cortocircuiti che ci costringevano ad allontanarci, a volte per intere stagioni. Avevamo parecchio in comune ma due modi differenti di esprimerci, forse perchè astrologicamente lui è un Cancro ascendente Vergine e io l’esatto contrario, per cui eravamo come le due facce della stessa medaglia, fatti della stessa materia ma destinati a non incontrarsi mai.
G. era di quelle persone a suo modo generose. Idealista fino al midollo, con una venerazione viscerale per il Che, molto dotato politicamente, dove dava il meglio di sè mantenendo posizioni estreme. Il suo retroterra era proletario come il mio, ma al contrario di me aveva trovato il coraggio di prendere posizione e schierarsi, apertamente e attivamente, eliminando i dubbi subito, salvo vederseli presentare più tardi. Il mio esatto contrario, dove il mio essere come sono mi fa faticare a prendere posizione all’inizio, ma poi mi fà andare avanti caparbiamente, ad oltranza.
In anni che stanno cominciando ad essere lontani abbiamo trascorso lunghe ore notturne a discutere di politica e rivoluzione, ma anche di donne e dolori, dicendo le stesse cose ma partendo da presupposti diversi, litigando a volte, ma mantenendo l’amicizia di fondo.
In fabbrica G. cominciò a lavorare tardi, almeno una decina di anni dopo di me. Forse è per questo che spesso, nel suo periodo “autonomo”, si litigava sui destini e il ruolo degli operai. Io ero uno di questi ultimi e ne conoscevo pregi e difetti, lui li vedeva dal di fuori e dovevano sembrargli eroi di un qualcosa fin troppo mitizzato. In più, devo ammeterlo, mi scocciava essere rappresentato da un movimento autodefinitosi “operaio” nelle cui fila militavano troppi studenti e qualche figlio di papà, mentre io, operaio veramente, litigavo a far la notte attaccato a una macchina. Troppo comodo, parlare e pontificare senza sudare, pensavo. Non so se sbagliavo, strade diverse, ma se fossimo stati i protagonisti de “La Classe Operaia va in Paradiso”, io sarei stato Volontè, lui lo Studente.
Nella sua avventura di fabbrica G. si è avvicinato al sindacato, Cgil, Fiom, ala sinistra. Gli dicevo meglio te che un altro, ed ero sincero. Ha fatto un po’ di carriera, distaccato alla segreteria provinciale, e goduto di inaspettati benefici.
A un amico se è tale puoi dire qualsiasi cosa se è sincera, pensavo e penso ancora. Gli dissi cosa pensavo del sindacato, mafia, casta, cose del genere. Non so se fu quello il motivo per cui ci siamo allontanati. Forse, o forse fù qualcosa che non so. Non era un bel periodo per me, e non doveva esser facile starmi vicino. Di colpo non mi cercò più, e io mi adeguai. Da allora l’ho chiamato un paio di volte, si è parlato, pochi minuti, ma non ci siamo più cercati, per anni, ma se due sono stati amici lo restano a vita, qualsiasi cosa succeda, e non c’è niente che ti allontani veramente. Così la penso io.
Ieri ho richiamato il compagno G., volevo farlo e l’ho fatto: ne avevo piacere.
Telefonata cordiale, ma un vero piemontese in fondo lo è sempre: ce la siamo raccontata per un po’. Mi ha detto che è ritornato in fabbrica. Ha mollato la segreteria per non svendere i suoi valori, e lo rispetto per questo, ed è ritornato a pensare che il sindacato in fondo è un male necessario, come anni fa, come pensavamo entrambi anni fa.
Tra tutte le persone che conosco il compagno G. è uno dei pochi che è riuscito ad anteporre il suo essere comunista a tutto quanto il resto e mi piace pensare che se questo paese fosse governato da tanti G. forse staremmo meglio tutti quanti.
Non so se ci rivedremo e se ci risentiremo ancora, così come continuo a ignorare i motivi che ci hanno allontanato, però sono contento di averlo sentito, di più, di averlo avuto per amico.
Un po’ mi manca, G., che parla di politica e rivoluzione, e di donne e di dolori.
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14 Risposte

  1. potrebbe essere una canzone degli offlaga discopax questo post

  2. Difatti anch’io ho fatto l’esame di seconda elementare nel 1975. 🙂

  3. capolavoro. bellissimo post

  4. Addirittura!

  5. Ho vissuto una storia simile un paio di mesi fà, dopo sette anni (7!) di silenzio ci siamo ripartiti e tutto é ripartito (quasi) come prima.E’ vero, se un’amicizia è vera è più forte del tempo e delle incomprensioni!

  6. Aggiungerei Russo che se hai condiviso degli ideali sono questi che mantengono il legame. Bisognerebbe tornare a quelli.Un saluto.

  7. Hai fatto un bellissimo post.Si…lo credo anch’io che un’amicizia, se fondata su basi sincere, non finisca mai.Un saluto.

  8. si’, davvero un bellissimo post!

  9. Tsè, e io che pensavo di star scrivendo una boiata!Grazie a tutti.

  10. allora ti sottovaluti Rouge!ogni tanto, in mezzo a tutto questo marciume che e’ la politica, fa piacere leggere storie che parlano di amicizia ed altri sentimenti…

  11. Mi associo: post bellissimo e toccante.Spero vi rivediate e vi risentiate. Non tanto per te, Rouge, quanto per lui: immagino quanto il Compagno G. debba sentirsi tradito e frustrato per aver speso anni cercando di fare qualcosa di buono in un’istituzione che immaginava nata per questo. E invece, si è scontrato con la realtà più sporca dei privilegi abusati sulle spalle dei colleghi. Forse tu sei il suo memento, Rouge, e probabilmente si vergogna della sua militanza in un sindacato che si è rivelato essere quello che tu, all’epoca, gli dicevi: “mafia, casta, cose del genere…”.Se non ti richiama lui, fallo tu: si sentirà meno solo.

  12. @Bastian benvenuta.

  13. Gran bel post sul significato dell’amicizia e della militanza politica, quella vera, fatta di ideali e di persone. Grazie per averci ricordato, ove ce ne fosse il bisogno, del valore di certi affetti.

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