Italiani strana gente

Una roba lunga e noiosa. Chi vuol leggere è avvisato!

In questi giorni ci si è ritrovati a scornarci su un argomento che sembrava sorpassato, il valore dell’antifascismo, ma che invece è tornato di gran moda, grazie anche a brillanti azioni di governo che sembrano riportare ai tempi del mai rimpianto Istituto Luce. Sul Bandana ormai si sentono dire frasi e attribuire meriti come ai tempi di quell’altro con la mascella volitiva, e ci sarebbe da ridere, non fosse che la faccenda è piuttosto seria. Ci si è accorti che a quanto pare tranne poche eccezioni chi era fascista lo è rimasto e chi non lo era ha dovuto riscoprire i capisaldi della sinistra, un po’ malvolentieri forse: ci si era abituati a giocare ai democratici (mi ci metto pure io e mi cospargo il capo di cenere: ebbene sì, ho votato Uolter, mannaggiammè!). Sarà che quando si parla di ‘ste cose a me come riflesso condizionato viene in mente il verso di Bandiera Bianca di Battiato: “quante stupide galline che si azzuffano per niente”, ma fatico sempre a partecipare e a dire la mia, nel senso che se vogliamo parlare seriamente facciamolo ma se si cominciano a tirare fuori cazzate tipo comunisti che mangiano bambini allora inutile perder tempo, non c’è partita, siamo di categorie diverse. Meglio o peggio non ha importanza, solo diverse, ma il “solo” è riduttivo, perchè in quel “solo” ci sono tutte le differenze che fanno di noi un non-popolo, un non-stato, una nazione atipica e anormale.

Siamo un popolo strano, ammettiamolo. Che poi, popolo. Mi sembra una parola ancora troppo grossa per definirci. Il fatto che fra non molto, si celebreranno i 150 anni di questa roba che chiamiamo Italia mi ha fatto tornare alla mente la frase di Massimo D’Azeglio subito dopo l’unificazione :”Abbiamo fatto l’Italia, ora facciamo gli Italiani”. D’Azeglio morì nel 1866, cinque anni dopo l’unità, ed era fuori da incarichi governativi già da tempo: credo che pochi abbiano preso sul serio quella frase, ma la questione non era di poco conto e il marchese se ne era accorto. Sui dizionari per popolo si intende un gruppo specifico di esseri umani accomunati da un sentimento durevole di appartenenza, possedendo o meno caratteristiche comuni quali lingua, cultura, religione o nazionalità. Altra cosa ancora è la nazione intesa come costituita da persone che condividono un legame sociale e culturale. Se per popolo intendiamo un gruppo di persone che hanno in comune la stessa lingua allora sì, lo eravamo pure prima dell’unità d’Italia, peccato che però la maggioranza degli italiani usava la lingua comune solo per le cose ufficiali, per il resto c’erano, e in molte zone ci sono ancora, i dialetti, che sono diversissimi da un posto all’altro. Se parliamo della maggioranza la faccenda linguistica dunque non ha molto senso e la domanda se siamo o no un popolo rimane sospesa. Che la cultura accomunasse il piemontese di Garessio al lucano di Rionero mi sembra difficile, ci riesce a fatica ora figuriamoci due secoli fa. La religione quella univa tutti ma non è un motivo valido, altrimenti dovremmo inserire nel “popolo” pure i cristiani che italiani non sono. Dunque, escludendo a priori l’essere una nazione, in quanto legami sociali e culturali non ce ne erano e faticano tutt’ora ad esserci, eravamo un popolo in quanto avevamo chi più chi meno la stessa lingua ufficiale (ma non parlata) e abitavamo tutti lo stivale. Un po’ pochino, mi pare, e lo sapevano bene pure dalle parti sabaude, che però non è che si diedero molto da fare in questo senso. Diciamo che a loro faceva comodo allargare il regno e lo fecero anche grazie alle spinte estere che volevano e permisero il nuovo assetto europeo, delle balle risorgimentali gli fregava poco o nulla per non dire niente.

Quindi avevamo l’Italia ma non gli italiani. Questi al momento erano una accozzaglia di gente che da 1500 anni cambiava padrone a ogni folata di vento, aveva visto passare sul proprio territorio ogni sorta di straniero e a tutti si era adattato, affinando delle “doti” che ormai fanno parte del nostro dna: il servilismo, l’esterofilia, l’incoerenza nelle scelte, l’ipocrita diplomazia, il fatalismo, l’egoismo. Abituati a pensare che di nostro non abbiamo nulla ma è tutto di un padrone abbiamo sviluppato uno scarsissimo senso civico, per cui è mio solo quello che ho nel mio giardino e tutto il resto chissenefrega. Sono queste le caratteristiche che alla fine stanno alla base del fatto che in fondo all’italiano non importa niente di chi governa, l’importante è che non si vada a toccare il proprio orticello.

Uno che pare prese D’Azeglio in parola fù sempre quello della mascella, che però pensava pure che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”, tanto per dire quanto pure a lui fregasse della faccenda dell’italianità. Però questo maestro di scuola romagnolo riuscì in qualche modo dove avevano fallito tanti prima di lui: bisogna dargli atto che l’italiano cominciò a sentirsi tale sotto il disastroso regime fascista. In qualche modo ho detto, perchè i maestri erano quello che erano e la nostra storia era quello che era, facile che le caratteristiche di cui sopra sedimentassero: forzare il popolo italiano per la durata di una ventina d’anni a sentirsi orgoglioso della propria storia fece sì che quei difetti ne facessero il tratto caratteristico. Con la conquista della Repubblica quindi si aveva un italiano con tutte quelle belle caratteristiche sommate a quelle fasciste, un pasticcio per chi si apprestava a governare un popolo allo sbando. L’unica cosa da fare era cementare la nascente repubblica nel valore dell’antifascismo, nel tentativo di decostruire il mito fascista e di conseguenza il mito dell’italiano. Operazione riuscita a metà, perchè mica tutti siamo d’accordo e se possibile la confusione è aumentata. Il fatto è che sessanta anni non sono mica poi tanti, perlomeno non abbastanza per formare un popolo che già di suo non ha le idee chiare.Quindi continuiamo ad essere come siamo, con tutti i nostri campanili sempre in piedi, mai d’accordo su niente, divisi su tutto, governati da gente che si comporta come hanno fatto tutti quelli che li hanno preceduti in 1500 anni di storia, con l’aggravante che questi qua stranieri non sono, ma anzi, se andiamo a guardare quelle famose caratteristiche di cui sopra, forse loro sono più “italiani” di tutti gli altri. E l’ italiano che non comanda continua a fare quello che ha sempre fatto, sopportare e sopravvivere.

In attesa di un altro padrone.

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9 Risposte

  1. Un excursus storico molto interessante, in qualche punto anche provocatorio ma siamo nell’ordine di considerazioni ragionevoli. Un dato che trascuri è l’alfabetizzazione universale che dovrebbe accelerare i processi che nel risorgimento erano incomprensibili culturalmente alle masse.In tempi moderni poi è difficile (e inaccettabile, per me) discutere tra due fazioni se una si ancora a un passato di dittatura, violenza e repressione. Se la base da cui partiamo tutti non sono i diritti fondamentali non ci sarà mai dialogo ma solo continue accuse reciproche.Sussurri obliqui

  2. In effetti Prog quando si parlano due lingue diverse è difficile capirsi. Proprio per questo mi sono astenuto dal fare commenti sulle tue pagine nel tuo post di ieri.Per chi volesse: http://progvolution.blogspot.com/2008/09/mi-rannicchio-annichilito-nel-mio.html

  3. Hai proprio ragione.Pensa che con quel post pensavo di essere stato lieve, mettendomi in gioco. Una riflessione personale più che politica. Ho evitato la solita verve polemica sarcastica eppure mi sono trovato in mezzo a un turbine di polemiche sterili e, purtroppo, inutili.La mia osservazione “non capisco” è stata valutata come un’offesa capitale. E’ curioso, anzi no, sono incomprensioni di chi non vuole capire l’altrui idioma, come bene dici tu.Io, per primo, chiaro.Saluti

  4. Concordo con progvolution.

  5. Ciao Rouge,dal commento al mio post, sono risalito a te. Interessante il tuo blog, l’ho messo tra i link.Concordo pienamente sulla tua anlaisi storica dell’ultimo post. Aggiungerei il ruolo della Chiesa che ha ulteriormente peggiorato le cose, anche per la pessima influenza morale che ha sulle masse e sulla coscienza morale delle persone.CiaoYudhistirahttp://lacittainvisibile.splinder.com

  6. Benvenuto Yudhi.

  7. Allora io sono uno dei pochi che sopravvive senza aspettare un nuovo padrone. Purtroppo però, le pecore hanno bisogno di un pastore…Ciaooo

  8. Non so.Nel senso, l’antifascismo è in ribasso perché è stato poco difeso da alcune forze politiche e perché quelle forze si sono indebolite a loro volta (e forse c’è un principio di casualità tra le due cose).Però mi chiedo, la gente dei commenti a progvolution c’è stata per 60 anni in Italia, con le stesse opinioni ma affidandosi ad altri protettori (Dc e similia). Hanno aspettato 60 anni per dire finalmente cosa pensavano su fascismo o antifascismo ?

  9. @Libero: hai perfettamente ragione.@Conte: Le dicevano anche prima, solo che c’era chi li rimetteva in riga subito. Oggi c’è una gran confusione, specie a sinistra. Perdiamo tempo a metterci in riga da soli e nessuno bada all’altra parte. Se poi aggiungi che dall’alto gli arrivano segnali rassicuranti, ovvio che si sentano legittimati. La barzelletta del Bandana dei cc che vanno a caccia l’hai sentita? Qualcuno ha detto qualcosa?

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