Who watches the watchmen?

Fateci caso: in genere nell’ editoria fumettara è un susseguirsi di eventi perlopiù noiosi, che nulla danno e nulla aggiungono a quanto già non si sia visto. Attraversiamo nella noia interi anni, in attesa dell’evento che spezzi l’incantesimo e ci dia nuovi stimoli per proseguire, fino ad annoiarci nuovamente e attendere, ancora, un qualcosa.
A volte qualcuno spezza la noia. Alan Moore è uno che lo ha fatto.
Negli anni 70, fino alla metà degli anni 80, il fumetto supereroistico mordeva un po’ il freno. Lo slancio dato negli anni 60 da Stan Lee e Jack Kirby al genere, il primo per i testi il secondo per lo stile con cui animava su carta i personaggi, dovuto all’intuizione di creare “supereroi con superproblemi” che li avvicinava al pubblico più di quanto non lo fossero gli eroi in calzamaglia negli anni precedenti (prevalentemente della DC Comics: Superman, Batman e tutta la Justice League), si era andato esaurendo. Mentre in casa Marvel si continuava con gli eroi e le formule ormai collaudate, in casa Dc si cominciò a cercare strade nuove, affidando a giovani e intraprendenti sceneggiatori le sorti di personaggi storici della propria casa editrice. Nuovi talenti cominciarono così ad esprimersi e a creare, a spezzare finalmente la noia. Tra i primi a farlo Alan Moore che, dopo aver rigenerato la serie di Swamp Thing, cambiò per sempre il modo di fare fumetto sceneggiando Watchmen.
Watchmen è un capolavoro, e dopo il fumetto non è stato più lo stesso.
Uscirà nelle sale il prossimo anno, qui c’è un assaggio.
Noia spezzata.
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