Di nuvole e colori

E’ da un mese che ci rimugino su. Non sono pensieri definiti, piuttosto sensazioni sottopelle che spingono e salgono cercando di trovare un percorso logico, fatto di parole e ragione, che definiscano finalmente l’inquietudine che maschero e che però vivo.
E’ da un mese che il mio umore tende al grigio. Non voglio dire nero perché non sarebbe veritiero, ma grigio sì, quel grigio che vedi in certi nuvoloni estivi carichi d’acqua, avete presente. Ecco, la sensazione che ho addosso da un mese a questa parte è esattamente quella che provi vedendoli all’orizzonte: sai cosa sono, sai cosa portano, speri che il vento o chi per lui li porti a far danni da un’altra parte.
Il fatto che ciò avvenga da un mese a questa parte non è casuale. Ho già detto in un precedente post che non riesco a riprendermi dalla batosta elettorale, ma non è solo il discorso politico a darmi sensazioni sgradevoli (e pure basterebbe), c’è anche un modo nuovo e diverso mio di vedere il mondo che mi circonda. Bello o brutto ora proprio non saprei, certo diverso, questo sì.

Rimuginavo ieri tornando da lavoro su questi temi, in macchina, al solito ingorgato nel traffico delle 18, mentre fuori i nuvoloni (reali) menavano pioggia.
Riflettevo su come alla fine, a parte le pochissime persone a me care che mi porto dentro da anni, e alcune nuove conoscenze a me affini, attorno a me noto tutta una serie di persone in cui non mi riconosco, che non sento parte del mio mondo, che mi sono completamente estranee, e la cosa peggiore è che non so nemmeno se ho tanta voglia di conoscerle. Mi dicevo che è mia la colpa: soffro di pregiudizio e di pigrizia atavica, per cui il pensiero di sforzarmi a conoscere gente mi fa a volte venire l’orticaria!
Riflettendo meglio mi accorgevo di provare un distacco pesante dal modo di pensare che c’è oggi in giro, di trovare in quasi tutto una crisi di contenuti pazzesca: nei giovani di vedere solo sciatteria e menefreghismo, nei miei coetanei superficialità e arrivismo, in molti arroganza, intolleranza, cafonaggine, prevaricazione, ignoranza. Mi tornavano in mente le parole del mio collega d’ufficio, che commentando la dichiarazione del neo ministro della difesa Ignazio applaudiva, dichiarandosi non razzista ma intollerante (peggio ancora!), e tra me e me la rabbia non poteva che salire, facendomi intravvedere scenari cileni e me su una montagna a far la resistenza. Forse è per sbollire che ho preso a tutta velocità una pozzanghera tipo lago di Como, per smaltire il vaffa che da dentro premeva per uscire, con cui mandare a quel paese tutto e tutti, qualunquisti ignoranti e aspiranti veline comprese.
Ma la vita è strana si sa, e imprevedibile anche, come pure i motivi che ti fanno ingolfare l’auto in pieno corso corsia centrale. Fermo, incastrato nel traffico, quattro frecce e pioggia battente. Sono già lì a imprecare alla sfiga, a chiedermi se per caso possa centrare la bestemmia da scomunica che ho mollato poco prima, a tentare di riavviare il mezzo sapendo già che è inutile, perchè la calotta è bagnata e tocca solo aspettare che asciughi, quando inaspettata una persona si avvicina. Ha un giubbetto rosso e l’aria amichevole (potenza evocativa dei colori!), mi offre aiuto e spinge con me la macchina in un luogo più sicuro. Aspetta sotto la pioggia alcuni minuti col sottoscritto e ancora si offre di accompagnarmi da qualche parte. Dico grazie, non è necessario, devo solo attendere, ma grazie e grazie ancora. E’ stato l’unico a fermarsi (perché poteva, si schermisce. Però lo ha fatto!) ed io mi chiedo se avrei fatto lo stesso e penso che non lo so, lo avrei fatto?
Questioni di minuti, riparto sobbalzando.
La vita è strana e a volte basta poco a cambiar colore all’umore: a volte basta solo un po’ di rosso a levar via il grigio.

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4 Risposte

  1. Meno male che c’è il Rouge…come colore e non solo!grazie Caro!

  2. E de chè? Ciao GianMa, a presto.

  3. Bentornato!Chr

  4. Grazzzie!

I commenti sono chiusi.

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